MOSTRE CICLO ‘INTHEBOX’

“INTHEBOX N. 1” 27 OTTOBRE- 20 NOVEMBRE 2012

STEFANIA FABRI –FRANCESCO FILANGERI – MARIA CARLA MANCINELLI – GINO SABATINI ODOARDI – SILVIA STUCKY

  Un primo gruppo di scrittori/artisti/progettisti hanno presentato la propria box creativa nella nostra galleria. Questa prima sessione di INTHEBOX  di ottobre è stata anche un’occasione per confrontare i vari prototipi e per ragionare insieme sulle potenzialità di questo progetto sperimentale.

Abbiamo fornito agli autori un promemoria di ‘regole’ per la realizzazione delle box. Naturalmente ogni progetto ha le sue esigenze specifiche legate alla fantasia dell’artista e alle sue specifiche ricerche estetiche e ideali.

Questo primo panorama delle proposte e dei titoli e ci  è sembrato entusiasmante e ci ha incoraggiato a proseguire…

 CATEGORIA  “SOGNI”

visioni di possibili viaggi immaginari ed evocazione di impossibili mete

MARIA CARLA MANCINELLI  “AFFIORAMENTI POETICI”

Emozioni, fiori e poesie, come sogni affioranti dalla nostra anima

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Contenitore: scatola in cartone costruita dall’artista cm. 45×30, color ruggine. All’esterno, un proverbio turco dà il senso dell’operazione: “Chi non ha pane, ma compera fiori, è un poeta”.

Contenuto: la scatola è divisa in cinque settori, ognuno chiuso dal proprio coperchio. Ogni settore racchiude e svela un sentimento. Frasi poetiche sui fiori, tratte da poeti celebri, e fiori di stoffa e ferro di diversi colori esprimono i cinque sentimenti custoditi nella scatola.

 CATEGORIA  “MONDI”

rivisitazione letteraria o ri-creazione artistica di ‘mondi’ realmente esistiti o immaginati

 SILVIA STUCKY “MONDI IN UNA SCATOLA DI BISCOTTI”

Mondi poetici fra Cina e Giappone con traduzioni in inglese e in italiano Lontananze. Piccoli accadimenti della natura — fiumi e fenici, fiori e foglie. Mondi diversi e tra loro intraducibili.  Alfabeti e ideogrammi; scrittura e pittura. Disegni in punta di pennello, gouaches blu — fotografie.Tutto scorre, inafferrabile come l’acqua.

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Contenitore: scatola per biscotti da tè, diametro 9.5 cm x (h) 3 cm

Contenuto: Il fiume continua a scorrere, 2012, contiene 3 gouaches su carta, diametro 8.7 cm, ognuna, 3 testi

Contenitore: scatola per biscotti da tè, 22.6 x 6.4 x (h) 4.6 cm

Contenuto: Il giardino della luna inaspettata, 2012, contiene:3 gouaches su carta, 16 x 5.5 cm ognuna, 3 fotografie, 5.5 x 5.5 cm ognuna, un libretto con 3 poesie

 

STEFANIA FABRI “UN FIABESCO DESERTO”

il mondo fiabesco evocato dal deserto con la sua magia e i suoi misteri

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Contenitore: scatola dipinta e con collage d’immagini misure 30x20x8

Contenuto:  “Il giorno dei mercanti” fiaba e  gioco  (libretto, tabellone, segnalini e carte), disegni di Giovanni Lussu e di Maurizio Caminito;  “Principi e codici” che contiene “Codadad e i suoi fratelli  da “Le mille e una notte” illustrato da Orsola Damiani e Cod e i suoi fratelli” riscrittura moderna, illustrata da Marilena Pasini;  “Lindolfo Sereno nel Deserto di Sonora” racconto su un cowboy sensitivo e le sue avventure sul Baboquivari;  Sabbia del deserto del Sahara;  Scatolina etiopica con pietra rosa;  Foto vere del deserto vero;  Incensi delle dune;  Ciondolo del Saguaro;  Piccolo cammello;  Poesie sul deserto.

CATEGORIA  “MEMORIE”

le memorie del vissuto di persone che hanno vissuto altrove o in altre epoche e le nostre personali si mescolano e ci portano nuove riflessioni e nuove suggestioni

FRANCESCO FILANGERI “MEMORY GAME”

Una memoria personale dell’infanzia si lega a una storia più generale che ci coinvolge tutti

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Contenitore: una scatola in cartone costruita dall’artista cm. 40×40 che si apre come un libro.

Contenuto: I materiali usati saranno: cartone, carta, acrilico e stampe fotografiche a colori. Contiene le istruzioni di un gioco, una storia di due pagine, una poesia di una pagina. In un doppio fondo si svelerà la presenza di una decina di fotografie 9X9. Il visitatore sarà invitato a fare il “memory game” ordinando le fotografie secondo ciò che ricorda dalle letture appena fatte. Infine, sempre il visitatore, sarà invitato a scattare una foto della composizione che avrà fatto. In seguito le foto realizzate durante la mostra  faranno parte di un ulteriore lavoro.

GINO SABATINI ODOARDI  “VIA TACENDO”

Le memorie dei vu’ comprà s’impongono alla nostra attenzione in una installazione artistica che evoca la strada e i mercatini improvvisati delle nostre città

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Contenitore: in plexigas elaborato dall’artista cm. 5x5x5

Contenuto: Via TacendoIn una pendrive bianca immersa in briciole di plexigas c’è il video della mostra girato alla conclusione del Master in Management per curatore dei Musei alla facoltà di Architettura di Roma, dove era allestita un’installazione dell’artista  nella quale un certo numero di extracomunitari vestiti di bianco erano seduti davanti a finte bancarelle realizzate in termoformatura in polistirene. Da che cosa nasce questo video: “Mi soffermo sul quel fazzoletto di asfalto su cui posano inermi chincaglie a rilievo agli angoli delle nostre nevrotiche città ‘visibili’. Extra comunitari intolleranti dell’intolleranza presiedono nascosti dietro colonne porticate tavoli senza piedi imbanditi per la rincorsa al pasto. Una milizia di pixel colorati simili a bassorilievi pop adornano queste superfici che baciano il suolo impolverato. Orologi, cd, occhiali, accendini e borse di Prada strizzano l’occhio al fantasma di turno. Vivo la consapevolezza d’essere un commensale del giro. Osservo in silenzio questi attraenti mosaici che si sforzano di rendere invisibile l’indifferente. Sono anch’io parte del gioco?”

CHI SONO I PROTAGONISTI DI “INTHEBOX 1”

STEFANIA FABRI

Stefania Fabri è nata a Roma e vive con la famiglia e due buffe cagnette in una villa ad Anguillara Sabazia. Si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Roma con una tesi di letteratura moderna e contemporanea su Elsa Morante. È divenuta bibliotecaria presso il Comune di Roma dove ha contribuito alla fondazione della Biblioteca Centrale per Ragazzi in Via San Paolo alla Regola. Ha organizzato  e curato numerose attività di ricerca, mostre di libri per ragazzi, di grafica e illustrazione.  Nel frattempo sviluppava  un interesse anche in ambito multimediale, che l’ha portata al coordinamento della Mediateca nella Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, poi divenuta Museo d’Arte Contemporanea Roma (MACRO), dove ha curato eventi e mostre. In seguito è divenuta  responsabile dal 2006 fino al 2011 degli Spazi Culturali capitolini (Sala Santa Rita, Casa dei Teatri, Casa della Memoria e della Storia e  i tre “teatri di cintura”). Per l’Università della Tuscia è stata docente per tre anni nel corso di Laurea di Gestione dei Musei. È stata consulente per un quinquennio del Comune di Terni per il progetto biblioteconomico e dei nuovi servizi della bct – Biblioteca Comunale di Terni. La sua passione  per i libri per ragazzi è sempre stata continua, sia come autrice, sia come critica. Negli anni ’80 ha collaborato a una rubrica dedicata ai libri per ragazzi per il quotidiano romano “Paese Sera”. Ha prodotto  saggi e articoli  per le riviste educative (Cooperazione Educativa, Riforma della Scuola, Il Giornale dei genitori, ecc.) e per  bibliotecari (Liber, LG Argomenti, ecc.). Ha partecipato  alla redazione della rivista  “Sfoglialibro. La biblioteca dei ragazzi”, con articoli di approfondimento dal 1988 al 2011. Ha partecipato in qualità di relatrice a numerosi convegni e corsi di formazione regionali e provinciali per bibliotecari e insegnanti. Ha curato negli anni Novanta anche una collana di narrativa per la scuola media e una serie di collane sul libro-game per Giunti Editore. Ha scritto e pubblicato (con gli editori Giunti, Mondadori, ecc.) numerosi libri per ragazzi, in cui ha sviluppato da una parte il gioco come elemento di creatività e di personalizzazione della lettura e dall’altra la ricerca sul vasto mondo delle fiabe e del fantastico. Ultimamente si è dedicata sotto pseudonimo a una trilogia fantasy della Giunti e a un ebook per ragazzi per le edizioni digitali quintadicopertina.

FRANCESCO FILANGERI

Nasce a Palermo nel 1969. Durante gli studi universitari in Architettura scopre la fotografia, come passione e come mestiere. Lavorando presso lo studio fotografico Cappellani, scopre i segreti tecnici, il lato artigianale del mestiere. Gli studi di architettura e l’esperienza di bottega formano l’occhio e la mano del fotografo, la pratica dell’arte perfeziona il suo sguardo sul mondo. L’osservazione e lo studio del paesaggio urbano sono stati il volano della ricerca artistica di Filangeri. Il suo interesse di artista si è rivolto in maniera sempre più urgente alla relazione che esiste tra lo spazio antropizzato della città e l’uomo che la abita e la vive. “Vagare per le città è stato il mio principale lavoro”, racconta Francesco. Non importa dove avvenga questo suo peregrinare, se a Palermo, sua città natale, Londra, dove ha vissuto dieci anni, Roma, dove vive e lavora adesso, Parigi, Berlino, o ancora città degli Stati Uniti, dell’America del Sud per le quali ha viaggiato, nelle quali ha vissuto, osservato e fotografato.  La ricerca di Filangeri prende avvio non appena esce da casa: “Scatole di cemento, fiumi d’asfalto e foreste in gabbia”. Tutto questo, per Filangeri, è paesaggio. Tutto questo costituisce la “materia prima” di cui è fatta la sua arte. L’artista manipola la sua “materia prima”, selezionandola, interpretandola, rivoltandola, scarnificandola. “Io non guardo il mondo attraverso l’obbiettivo piuttosto mi servo della macchina per riprodurre la mia visione….l’immagine, prende forma nella mia mente allora ricorro alla macchina per fermarla e renderla visibile in una fotografia”. Il suo modo di essere fotografo è esattamente l’opposto di quello descritto da Roland Barthes ne La camera chiara: per il filosofo francese “la veggenza del Fotografo non consiste tanto nel ‘vedere’ quanto piuttosto nel trovarsi là.” Per Filangeri “il trovarsi là” dipende proprio dal fatto che ha visto, immaginato, creato. Allo stesso modo Filangeri vede, immagina e costruisce testi. La scrittura è parte integrante del  suo operare artistico, la parola un altro strumento per dare corpo alle immagini. Memory Game, un’opera composta da immagini fotografate e immagini scritte, è il primo lavoro interattivo di Filangeri e segna una svolta nella sua produzione.

MARIA CARLA  MANCINELLI

È nata a Roma dove vive e lavora. Da sempre appassionata alla pittura, ha iniziato a dipingere utilizzando soprattutto l’acquerello. Dal 2008 realizza quadri spesso riciclando materiali di recupero. Timida ed estremamente riservata, coltiva una passione smodata per la geometria delle forme, un desiderio di nettezza e precisione delle linee, la tendenza alla monocromia e un’adorazione illimitata per Paul Klee. Le principali mostre: collettiva La Materia Ri-Nata – Galleria GARD, Roma marzo 2009; collettiva Riciclo Arte RicostruzioneMuseo Comunale di Ponza (Latina), agosto 2009 e Museo Comunale di Cocullo (L’Aquila), agosto 2009-febbraio 2010; collettiva …Magnani, Mangano, Morante… Ritratti di donne del ‘900 – Centro Studi Cappella Orsini, Roma, ottobre 2009 – febbraio 2010; collettiva ScARTI in mostra – Carcere Borbonico di Avellino, aprile–maggio 2010; personale Percorsi invisibili nell’ambito della manifestazione “Etruria Eco Festival” – Case Grifoni, Cerveteri (Roma), agosto 2010; collettiva (Sc)ARTI in mostra – Chiesa di S. Domenico – Urban Center, Ravenna ottobre – novembre 2010; mostra finalisti premio Massenzio Arte 2010 – Istituto Superiore Antincendi, Roma, novembre 2010;  collettiva micro e MACRO – Galleria Vista, Roma, novembre 2010 e Galleria Metamorfosi, Reggio Emilia, marzo – aprile 2011; personale Un cuore diverso – Galleria Opera Unica, Roma, dicembre 2010; personale Strade del sogno – Enoteca Vi(ci)no, Roma, giugno 2011; collettiva Invisibili – Galleria Artidec, Bracciano (Roma), giugno – agosto 2011; collettiva I ragazzi degli anni ’10 – Chiostro degli Agostiniani, Bracciano (Roma), luglio 2011; Galleria Saman, Roma, luglio 2011; collettiva MariaCarlaCarlaCarlaMariaGalleria Margini e Segni, Bracciano (Roma), ottobre– novembre 2011; collettiva Bijoux Noel – Galleria Artidec, Bracciano (Roma), dicembre 2011 – gennaio 2012; collettiva Lagunarte – Fondazione Xante Battaglia, Venezia, dicembre 2011 – gennaio 2012; fiera Artegenova 2012 –Sezione Under 5000Genova,febbraio 2012; personale Il tempo e lo spazio – Palazzo Orsini, Bomarzo (Viterbo), aprile –  maggio 2012; collettiva 1 Art Day – Casa d’Aste Bloomsbury Auctions, Roma, giugno 2012; collettiva Premio Art Caffè Letterario, Caffè Letterario, Roma, ottobre 2012.

GINO SABATINI ODOARDI

È nato a Pescara nel 1968. Si è diplomato al Liceo Artistico di Pescara e successivamente in Pittura all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Durante gli studi accademici determinanti sono stati gli incontri con Fabio Mauri, docente di Estetica (con il quale è stato performer in “Che cosa è il fascismo” nel 1997 alla Kunsthalle di Klagenfurt in Austria e successivamente assistente), Jannis Kounellis (di cui è stato allievo nel 1998 all’Aquila) e Carmelo Bene a cui ha dedicato nel Giugno 2002 la mostra personale dal titolo “A boccaperta”, al Museo Laboratorio dell’Università “La Sapienza” di Roma. Artista poliedrico, ma con solidi riferimenti all’arte concettuale, ha al suo attivo un nutrito curriculum di mostre importanti. La sua prima mostra è del 1984. Tra i vari premi: nel 1999 ha ricevuto al Centre George Pompidou “Le prix des Jeunes Createurs” all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, il primo Premio “David Molinari” istituito dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, il riconoscimento a Roma “Premio Unione Latina” 2003 e la Menzione Speciale del “Premio Celeste” 2005 di San Gimignano curato da Gianluca Marziani. Nel 2001 è stato invitato da Angela Vettese a prendere parte alla 52° edizione del Premio Michetti. Nel 2003 è uscita la sua monografia “Controindicazioni”  ed. Lithos, con i testi critici tra gli altri di Simonetta Lux,  Fabio Mauri, Ludovico Pratesi, Cecilia Casorati. Nel 2005 ha esposto a Torino ad Artissima 12 (con la galleria Oredaria di Roma con cui collabora dal 2004) il nuovo ciclo di lavori realizzati con l’innovativo processo della “Termoformatura”, in tale occasione è stato presentato il catalogo monografico “The White Album” a cura di Luca Beatrice. Nel 2006 nello spazio di Viafarini a Milano, ha partecipato al workshop con Antoni Muntadas curato da Gabi Scardi. Nel 2010 è uscito il grande volume monografico che raccoglie gli ultimi 15 anni del suo lavoro. Il catalogo è curato da Francesco Poli e Massimo Carboni nelle ed. Logos.  Nel 2011 è invitato alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte LA BIENNALE DI VENEZIA, Padiglione Italia (Arsenale). Vive e lavora tra Pescara e Roma.

SILVIA STUCKY

Nata il 3 aprile 1959 a Roma, dove vive e lavora. Il suo lavoro comprende pittura, libri d’artista, installazione, video, fotografia, performance. Espone dal 1984. Il suo primo lavoro video, Mobile–Immobile, è stato presentato nel 1996 al XVII Festival International de la Vidéo di Locarno. Ha partecipato a numerose rassegne e festival video; a mostre collettive e personali in gallerie e musei in Italia, Ecuador, Egitto, Francia, Germania, Gracia, Indonesia, India, Iran, Marocco, Olanda, Svizzera,Thailandia, Turchia. Al centro dell’attività artistica di Silvia Stucky vi sono l’acqua e la semplicità del quotidiano. Della prima, l’artista osserva l’immobilità nella mutevolezza; della seconda, la profondità che vi si può cogliere. Dal 1999 l’artista inoltre lavora con la fotografia sul tema del paesaggio plasmato dall’intervento umano, in cui coglie le costanti che si manifestano al di là delle differenze geografiche. Le sue mostre personali recenti sono:  2012, Tre storie di pratica senza io, Cose di tè gallery, Jesi;  2012, Il campo del possibile, AOC 58, Roma;  2010, I giardini celesti, ArteProfumi, Roma;  2009, Il corpo pensato, Casa della Memoria e della Storia, Roma;  2008, Il sussurro del mondo, MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Sapienza Università di Roma; 2006, Writ in Water. Ode to mutability, The Keats-Shelley House, Roma;  2004, Come l’acqua che scorre, Istituto di Finlandia, Roma. Tra le principali mostre collettive recenti:  2012, Siamo tutti greci, Museo Benaki, Atene;  2012, Viaggio in Italia/Italienische Reise, Werkschauhalle, Spinnerei, Lipsia;  2011, L’Artista come Rishi, Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Roma;  2010, Dieci giornate in pietra 2010 – La faccia della natura, Lettomanoppello;  2010, portatrici d’Acqua, Sale delle Pese al Mattatoio, Roma;  2009, Carte7. Works on Paper by Seven Italian Women Artists, Istituto Italiano di Cultura, New Delhi;  2009, VI Biennale Libro d’Artista Città di Cassino, Biblioteca Comunale, Cassino;  2008, Basta!, Gutleut15, Francoforte;  2007, Autobiografia/Autoritratto, Museo H.C. Andersen, Roma;  2005-06, Me myself & I, Gutleut15, Francoforte, e itinerante). Hanno scritto sul suo lavoro tra gli altri: Silvia Bordini, Rossella Caruso, Enrico Crispolti,  Patrizia Ferri, Marie Eve Gardère, Simonetta Lux, Peter Nesteruk, Michiko Nojiri, Augusto Pieroni.

PICCOLO SPAZIO GRANDE MOSTRA!

Inaugurazione della prima sessione di INTHEBOX 1…divertente e con tante persone…

L’ALLESTIMENTO

semplice ma efficace…Filangeri, Stucky e Fabri si consultano… qui si possono vedere 4 delle 5 opere inthebox.

 

Ecco la quinta opera: Gino Sabatini Odoardi e la sua micro box con dentro il video d’artista “Via tacendo”….

 

Che cosa ci ha ispirato…

Il pubblico  interagisce… con la box di Maria Carla Mancinelli

con la box  di Silvia Stucky…

con la box di Francesco Filangeri…

con la box di Stefania Fabri…

Grazie a chi ci segue!

APPROFONDIMENTI

UN FIABESCO DESERTO

Nel fiabesco deserto di Stefania Fabri (che è soprattutto una scrittrice per ragazzi) sono contenuti vari elementi: storie e personaggi, classici, come quelli delle Fiabe de “Le mille e una notte” con la storia di “Codadad e i suoi fratelli” e la sua riscrittura moderna, raccolti in “Principi e codici”, e storie e personaggi moderni come il cow boy sensitivo Lindolfo Sereno che nella sua avventura s’imbatte nelle leggende del Deserto di Sonora e nelle presenze magiche della montagna del Baboquivari.

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Nel fiabesco deserto ci sono anche delle cose ‘vere’: le foto del vero deserto della Dancalia e la sabbia dell’erg, il deserto del Sahara tunisino, perché c’è sempre un po’ di verità nella fiaba e un po’ di finzione nella realtà…

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Infine c’è anche un gioco come quello dell’oca che si svolge nell’Oasi del re Ramo-di- Palma, un piccolo cammello, animale bizzoso e bizzarro, degli incensi con il profumo delle oasi, un ciondolo per tenere lontani gli incantesimi del Saguaro Parlante…

Infine c’è un rotolo non importante come quelli del Mar Morto ovviamente, ma con le poesie sul deserto scritte nell’Oasi di Tozeur da Stefania. Eccone una:

S’è fatto grande il deserto

S’è fatto grande il deserto, spazio intermedio / che non ha designazione geografica./ Ci ritiriamo nella fortezza che non ha torri./Guardiamo le mura che ci proteggono./ Fuori intorno il grande fuoco/ sta esaminando le  nostre tracce./ È ora di patteggiare con la sorte/ il ritorno mentre le sabbie/ continuano ad avanzare./ Si ferma per un lungo /ostinato istante / /il fuoco che cerca / le tracce.

la poesia

VIA TACENDO

Una piccola pendrive bianca immersa in briciole di plexigas e racchiusa in una scatolina trasparente…contiene un video di Gino Sabatini Odoardi che è allo stesso tempo un video d’artista e la documentazione di un’installazione….

 

 

L’installazione rappresenta una strada in cui alcuni giovani senegalesi, vestiti di bianco vendono le loro merci, rappresentate da sculture in termoformatura in polistirene. Il tutto in un’atmosfera sospesa dove il nitore del bianco dà l’idea di una purezza incompresa…

L’artista dubita di se stesso…e reagisce a modo suo all’indifferenza…

Mi soffermo sul quel fazzoletto di asfalto su cui posano inermi chincaglie a rilievo agli angoli delle nostre nevrotiche città ‘visibili’. Extra comunitari intolleranti dell’intolleranza presiedono nascosti dietro colonne porticate tavoli senza piedi imbanditi per la rincorsa al pasto. Una milizia di pixel colorati simili a bassorilievi pop adornano queste superfici che baciano il suolo impolverato. Orologi, cd, occhiali, accendini e borse di Prada strizzano l’occhio al fantasma di turno. Vivo la consapevolezza d’essere un commensale del giro. Osservo in silenzio questi attraenti mosaici che si sforzano di rendere invisibile l’indifferente. Sono anch’io parte del gioco?”

E fa una ricerca per capire…E ci restituisce un’immagine di bellezza….

MONDI POETICI TRA CINA E GIAPPONE

Lontananze. Piccoli accadimenti della natura — fiumi e fenici, fiori e foglie. Mondi diversi e tra loro intraducibili.  Alfabeti e ideogrammi; scrittura e pittura. Disegni in punta di pennello, gouaches blu — fotografie. Tutto scorre, inafferrabile come l’acqua.

 

Nel progetto di SILVIA STUCKY i mondi poetici,  riguardanti la cerimonia del tè ( da cui sono ricavate le due serie di scatole di biscotti, rettangolari e tonde) sono raffigurati attraverso minuscole foto, con gouache  che  compongono delicati arabeschi e armoniche figure di fiori, foglie e uccelli…

 

 

Nel contempo “i mondi” contengono anche i versi misteriosi degli aiku…

Sulla terrazza delle fenici le fenici giocano…

Nel palazzo dei Wu fiori e erbacce seppelliscono segreti sentieri…

Nuvole fluttuanti nascondono sempre il sole… 

e le piccole foto di Silvia richiamano alla memoria i giardini zen impressionandoci con l’equilibrio tra i colori e il  rapporti figurativo tra gli  elementi

 

MEMORIE PERSONALI E COLLETTIVE

Nel progetto di FRANCESCO FILANGERI, “MEMORY GAME”, una memoria personale dell’infanzia si lega a una storia più generale che ci coinvolge tutti. Ecco l’inizio del racconto da cui prende le mosse il MEMORY GAME:

A YOUNG BOY WITH MARGHERITA

When I realized that we were so badly made, I was a young boy. It was five o’clock in the afternoon on a summer’s day and I was happily riding my bike. I was the most happy man on earth, until I saw my beautiful young African maid going out for her weekly day off with her new boyfriend. Like every afternoon, the light was slowly turning blue, fresh air coming from the hills was blowing in my face, while things and people were strangely mutating their appearance; they were moving around me in a synchronized harmony like every afternoon. I vaguely remember that I decided to go downhill with my cousin’s bike while my beautiful young maid was leaving the house with her boyfriend without thinking of me. […] ”

DESCRIZIONE DEL PROGETTO

Contenitore: una scatola in cartone costruita dall’artista cm. 40×50 che si apre come un libro;

Contenuto: I materiali usati sono cartone, carta, pittura, stampe fotografiche a colori (e una piccola macchina fotografica)

La BOX contiene quindi:

  • le istruzioni di un gioco,
  • una storia di due pagine,
  • una poesia di una pagina,
  • In un doppio fondo si svelerà la presenza di una decina di fotografie 9X9 e di una macchina fotografica.

Il visitatore viene invitato a fare il “memory game” ordinando le fotografie secondo ciò che ricorda dalle letture appena fatte e poi viene invitato a scattare una foto della composizione che ha ricostruito. In seguito le foto realizzate durante la mostra  faranno parte di un ulteriore lavoro.

EMOZIONI, FIORI, POESIE

Emozioni, fiori e poesie, come sogni affioranti dalla nostra anima…

La box di MARIA CARLA MANCINELLI non è soltanto un bellissimo oggetto da scoprire e osservare ma è veramente uno scrigno in cui il gioco consiste nello svelare i tesori costituiti da bellissimi versi poetici  su cinque sentimenti primari  profondi come la gioia, la mancanza, la paura, il tempo, il piacere e da eleganti e leggiadri fiori in ferro e garza colorata…

E allora dai ‘tremuli petali bagnati di rugiada’ di Anna Achmatova per LA GIOIA, a ‘vorrei che i miei fiori non avessero più rossi colori’ di Emily Dickinson per LA MANCANZA,  e poi ‘una rosa bianca se spruzzata di vino, canta’ di Wislava Zimborska per IL PIACERE, fino a constatare che sotto la contemplazione dei fiori c’è ‘l’inferno’ di Kobayashi Issa per LA PAURA, e infine IL TEMPO con i versi di Yosa Buson che mentre coglie i fiori scopre ‘la mia mano rugosa’.

“INTHEBOX N. 2” 20 DICEMBRE  – 20 GENNAIO 2013

MEMORIE, SOGNI, MONDI, SEGRETI IN UNA BOX

JACOPO BENCI, ELEONORA DEL BROCCO, CÉSAR MENEGHETTI,MARILENA PASINI, MASSIMO SANSAVINI

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Un secondo gruppo di scrittori/artisti/progettisti presentano nella nostra galleria la propria box creativa, dove ciascuno ha ragionato con il proprio ingegno sulle quattro categorie proposte: su un ‘mondo’, quello dell’immaginario cinematografico e televisivo, come avviene nell’opera di César Meneghetti, “Immagini senza oggetto”, dove la scatola magica dovrebbe rinunciare ai ‘significati’ per essere davvero convincente oppure sul sogno di escursioni possibili e impossibili della figura leggendaria del viaggiatore con Eleonora Del Brocco nella sua box sui “Viaggiatori dei proprio sogni” . Ma è sulle memorie dell’infanzia fatta di piccole cose, raccolte ostinatamente e dolcemente che invece si cimenta Marilena Pasini nel suo “Io resto qui”.  Ed è invece sulle memorie più propriamente culturali che si concentra Jacopo Benci nel definire e raccogliere “Le leggi dell’evanescenza”, concetto affascinante e pieno di rimandi infiniti. E infine il gioco sofisticato delle illusioni creato dai “Secrets” di Massimo Sansavini, segreti doppiamente nascosti nel gioco dello slide puzzle coloratissimo e nelle figure all’interno della box.

Questa seconda sessione di INTHEBOX 2 di dicembre, dopo il successo di INTHEBOX 1  sarà un’ulteriore occasione di approfondimento che ci condurrà su terreni ancora diversi e sempre intriganti. Le altre due sessioni con un totale di più di venti creazioni, proseguiranno  tra gennaio e marzo 2013.

Abbiamo fornito ai nostri artisti/scrittori/progettisti un promemoria sulle “regole”  per la realizzazione queste box. Naturalmente ogni progetto ha le sue esigenze specifiche legate alla fantasia dell’artista e alle sue specifiche ricerche estetiche e ideali.

 CATEGORIA  “MEMORIE”

le memorie poeticamente ci portano a nuove riflessioni e nuove suggestioni

JACOPO BENCI  “THE LAWS OF EVANESCENCE”

una raccolta di leggi dell’evanescenza – esse stesse evanescenti perché inesistenti

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Contenitore: scatola con coperchio, cartoncino foderato di carta nera, 18 x 12 x 4.5 cm

Contenuto: libretto contenente testi e immagini, formato 15.8 x 10.7 cm, 20 pagine, colore, stampa digitale su carta patinata, rilegatura punto metallico, autocopertinato; tre cartoline formato 15 (h) x 10 circa, stampa digitale su carta Hahnemühle Photo Rag Pearl 320 g/m2, 100% cotton. Edizione di 5 esemplari numerati e firmati

MARILENA PASINI  “IO RESTO QUI”

Ricordi dell’infanzia che celano segreti e svelano piccoli mondi

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Contenitore: 4 piccole scatole riciclate

Contenuto: oggetti raccolti negli anni assemblati insieme,  collage di materiali diversi. Le scatole, piccoli contenitori,  minimi oggetti  che racchiudono segreti uno di fianco all’ altro a creare  piccoli mondi incompiuti e  a significare l’importanza di quel momento della nostra esistenza volto alla coscienza del mondo. Là è il luogo dove tutto sarà possibile.

 CATEGORIA  “SOGNI”

visioni di possibili viaggi immaginari ed evocazione di impossibili mete

 ELEONORA DEL BROCCO  “VIAGGIATORI DEI PROPRI SOGNI”

Il viaggiatore immaginario mescola il possibile e l’impossibile

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Contenitore: in plexiglas elaborato dall’artista misure  25×29 h 13,5

Contenuto: piccolo atlante geografico, I luoghi dei misteri, le foto dei luoghi, le popolazioni, richieste di passaporti, kit per medicine fondamentali, fotografie e caratteristiche dei luoghi da non perdere, monete  immaginarie, diario di bordo per il viaggiatore dei sogni, un abbraccio di sostegno morale per il viaggiatore.

 CATEGORIA  “MONDI”

rivisitazione artistica di ‘mondi’ realmente esistiti o immaginati

 CÉSAR MENEGHETTI  “IMMAGINI SENZA OGGETTO”

La scatola magica del cinema e del video non ha significati da imporre

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Contenitore : scatola (film canister russa 1930-40’s), dimensione: h 16 cm x 29 cm diametro, peso di 600 gr.

Contenuto: tv bianconero (7’,220v) con rumore tv, crayon, chinagraph e riproduzione fotografica in kodalith. Anno realizzazione: 1994/1995, riprendendo l’idea duchampiana della “boite-in-valise” che qui ha la funzione di creare una sorta di memoria immemore di se stessa trasportabile in vari mondi.

 

CATEGORIA “SEGRETI”

I segreti sono fatti per essere svelati o per creare l’attesa di un’impossibile scoperta

MASSIMO SANSAVINI “SECRETS”

Inviolabilità e gioco dei segreti

sansavini box 4 risoluzione 300dpi

 

Contenitore: creato dall’artista, in legno e materie plastiche colorate

Contenuto: sul fronte superiore uno slide puzzle raffigurante un giardino con fiori coloratissimi tipici di Sansavini. Dentro la box, dopo averne scoperto il segreto per aprirla, nelle caselle si trovano immagini per creare una storia. Sansavini gioca con noi come gioca con il suo linguaggio iconografico tra il pop e il post futurista, tra colto e massificato…

CHI SONO I PROTAGONISTI DI INTHEBOX 2

Jacopo Benci_ritratto

JACOPO BENCI

Jacopo Benci vive e lavora a Roma. Il suo lavoro artistico comprende fotografia, installazione, video, film, performance; è stato esposto in gallerie e musei e presentato in festival e rassegne video in Italia, Argentina, Ecuador, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Russia, Stati Uniti, Thailandia, Ungheria. Le sue mostre personali più recenti sono: 2012, A tour of the monuments of Magliana, 26cc, Roma; Il mistero del parco, Ecos Gallery, Roma; 2011, Débrayages, Centro Luigi Di Sarro, Roma; 2011, Un itinerario possibile – A possible itinerary 1981-2011, MLAC, ‘Sapienza’ Università di Roma; 2011, Jacopo Benci. Itinerari in video, Sala Santa Rita, Roma; 2010, Sentieri invisibili, Hybrida Contemporanea, Roma; 2008, L’infraordinario, TraLeVolte, Roma. Le principali mostre collettive recenti cui ha partecipato sono: 2012, Siamo tutti greci, Museo Benaki, Atene; Viaggio in Italia – Italienische Reise, Werkschauhalle, Spinnerei, Lipsia; 
Tutto@26cc, 26cc, Roma; A piedi scalzi, Brancaleone, Roma, e itinerante (Perdonanza Celestiniana, L’Aquila; Galleria La Nuova Pesa, Roma); In Albis, Piazza del Palazzo, L’Aquila; 2011, 
Le Scosse dell’Arte – per riabitare e guarire, MUSPAC, L’Aquila; 2010, Che cento fiori sboccino… Artisti per ‘Liberazione’, La Nuova Pesa, Roma; Torre della pace – Le strategie dell’arte contro le strategie della violenza, MACRO, Roma; One minute tree, Pianamola Garden, Bassano Romano; Coincidenze, Ex-Officine Meccaniche, Aprilia; Bites #2: Flexible Spaces, Spazio6, Berlin; Cadavre exquis video, Galería Arte Actual, Quito, Ecuador, e itinerante (Nuovo Cinema Aquila, Roma; Noize Music Festival, Cogoleto, Genova; The Window on Cleveland Street, Londra). Benci è anche attivo nel campo dei ‘cultural film studies’ e ha tenuto conferenze e seminari in Gran Bretagna e Germania. Dal 1998 Benci è Vicedirettore per le Arti Visive dell’Accademia Britannica, Roma; vi coordina il programma di mostre degli artisti e architetti residenti. Nel 2006 ha curato la mostra Responding to Rome. British artists in Rome, 1995-2005 presso la Estorick Collection, Londra.

Sito: http://www.jacopobenci.com, Blog: http:// jacopobenci.wordpress.com

eleonora

ELEONORA DEL BROCCO

È nata e vive a Roma. Poliedrica artista sempre attenta su tutto ciò che la circonda, si occupa spesso di temi sociali, dall’installazione “Profughi” presentata a Saragozza (Spagna), alla fotoinstallazione “Homeless” alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma (ora MACRO), dalla installazione “Waiting” Baghdad Saddam Museum – Iraq, alle varie trilogie video tra cui  “Once upon a time”, Out of the land” fino a (Ab-acqua) foto videoinstallazione all’università di Roma contro la privatizzazione delle acque…per terminare con l’ultima videoinstallazione “in the cage” nel museo etnologico L. Pigorini di Roma. Molti suoi  lavori  sono stati presentati in varie mostre e convegni. La sua attività di artista/fotografa/ videomaker è ampiamente riconosciuta con premi,  mostre fotografiche  e collaborazioni a riviste.  I suoi lavori si trovano in archivi e musei in Italia e all’estero. Ha lavorato alla realizzazione di due spettacoli teatrali curando regia testi e video. È presente nell’albo degli artisti professionisti per l’affidamento di incarichi del G.C. n. 150 del 5 aprile 2006 con i massimi punteggi. Dal 2006  fa parte del “Movimento  Artisti  arte per ….” .

Per una maggiore informazione sulle attività svolte e sul lavoro artistico:

http://www.eleonoradelbrocco.it     http://www.movimentoartistiarteper.it

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CÉSAR MENEGHETTI

 Ha esposto i suoi lavori in più di 40 paesi, avendo partecipato alla Biennale di Venezia (2005—2009—2011), Adriatica (2006), La Paz (2007), Bruxelles (2007), Sharjah (2011) e Cerveira (2011), nella mostra internazionale Tio Ilar,Atene (2011), e 2012) e a mostre individuali e collettive in vari musei: MIS —Museu da Imagem e do Som de São Paulo (2010), Macro —Museo di Arte Contemporanea di Roma, (1996), 2005 e 2011) e MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea a Roma (2006, 2008 e 2011). Ha avuto diversi riconoscimenti: Premio FUNARTE di Arte Contemporanea, 2011, Premio Brasil Arte Contemporânea da Fundação Bienal de São Paulo (2010), premio per il miglior video nella IV Biennale Inter-Americana di Video Arte a Washington (2009), Nastro d’Argento 1996 e 2004 (SNCCI) e Premio Petrobrás Cultural, Brasile (2002 e 2006). I suoi lavori in film e video sono stati presentati in diversi festival internazionali: Locarno (1998 e 2002), São Paulo (Videobrasil 2001, 2003 e 2007 e Mostra Internacional de São Paulo 2008), FIC Brasília (2005) Festival di Rio de Janeiro (2010), Festival di Nuevo Cinema di Havana (2003) e Venezia 69 (Giornata degli Autori, 2012). Nel 2007, con K_lab (mixed media, Niger, 2008), ha iniziato una nuova fase della sua carriera, allargando la sua ricerca nelle arti visive,  cinema e mixed media all’arte relazionale. Attualmente, vive e lavora tra San Paolo e Roma, dove  negli ultimi tre anni ha lavorato al progetto IO É UN ALTRO  (mixed media/arte relazionale) con quasi 200 membri della Comunità di Sant’Egidio. Questo progetto ha tra i suoi esiti più significativi la mostra al Museo di Roma in Trastevere “mariannacaprioletti. duplicazioni.traduzioni.trasformazioni” di novembre 2012.

http://cesarmeneghetti.blogspot.it/

marilena

MARILENA PASINI

Marilena Pasini nasce a Roma nel 1954 dove vive e lavora. Dopo la maturità artistica, frequenta l’Accademia di Belle Arti. Lavora come disegnatrice di tessuti e come decoratrice di ceramiche artistiche. Inizia a pubblicare come illustratrice per bambini nel 1992. Da allora pubblica con Giunti-Lisciani, Giunti Editore, Mondadori, Allemandi & C, Nuove Edizioni Romane, Feltrinelli. Come autrice per bambini pubblica con Vallecchi Editore, L’Acerba, Editori Riuniti, Sinnos. Per adulti pubblica con Avverbi Editore, Nutrimenti, Oblique Studio & IFIX. Svolge laboratori di illustrazione per bambini e adulti presso biblioteche, musei, scuole. Tra i libri illustrati: Stefania Fabri, Fate, maghi e principesse, Giunti, 2006; Sara Marconi, Olimpia sulle isole, Feltrinelli, 2003; Donatella Bisutti, L’albero delle parole, Feltrinelli, 2002; Annika Thor, Lo stagno delle ninfee, Feltrinelli, 2002; Annika Thor, Un’isola nel mare, Feltrinelli, 2001; Silvia Roncaglia, Ma che fame, ma che storia, Giunti, 2000; Sara Marconi, Olimpia e le principesse, Feltrinelli, 2000. ESPOSIZIONI   18 ottobre 2012 “The bull c’est ici”– BULL PAINTING  – Macro (Roma); ottobre 2012 “IO RESTO QUI” BOX ARTISTICHE- Libreria del Mare (Roma), VOGUE’S FASHION NIGHT, 6 maggio/8 luglio 2012 LA GORILLA FORMICA  – Galleria MARGINI E SEGNI (Bracciano); 2010 LOCUS ANIMAE – Palazzo del Turismo (Jesolo); ARCHIVIARTI 09 Fabbrica Borroni – Bollate Milano. RIVISTE LETTERARIE E COPERTINE DI NARRATIVA  2011 Watt Magazine – Illustrazioni per un racconto di Camilla Corsellini ” Mostri “; Paolo Piccirillo, Zoo col semaforo, Nutrimenti, 2001; Antonio Navarra, El nino, Avverbi Edizioni,1998. AUTRICE  “Le città sono piene di…”, Editori Riuniti, 2003; “Gina la luna e tutti gli altri”, Sinnos editrice2003; “I galli sono stufi “, Accattone dei piccoli, 2003; “Alè il gioco è fatto”, Racconto illustrato su Arancia Blu, 1992; “La pietra mormora”, L’Acerba, 1996-Menzione d’onore Premio Libro per l’ambiente, 1998.

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MASSIMO SANSAVINI 

Massimo Sansavini è nato a Forlì nel 1961. Si è diplomato presso il Liceo Artistico “P.L.Nervi” e all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Le sue basi artistiche si sono venute a formare agli inizi degli anni ’80, attraverso lo studio, la ricerca e l’esperienza personale rivolta alla conoscenza e all’utilizzo del legno associato a lacche e resine industriali. Dal 1999 su invito del direttore della Biennale d’Arte di San Paolo trascorre un anno in Brasile per creare sculture direttamente sul posto, esposte poi nei principali musei di quel paese. Dal 2004 collabora in qualità di scenografo con la Rai, e presenta le sue opere nella mostra Da Picasso a Botero, curata da Vittorio Sgarbi ed esposta al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo ed al Palazzo Albertini di Forlì. Nel 2006 promosso dal Ministero degli Esteri, inizia in Germania un ciclo di  esposizioni che lo porteranno nei maggiori spazi espositivi tedeschi. Nel 2006 fonda la “Soft-art”, un movimento che utilizza nuovi materiali nell’arte contemporanea. Nel 2009 è inserito nella mostra “Futurismo nel suo centenario la continuità” curata da Luigi Tallarico al Palazzo Ducale di Cavallino (LE), e nella mostra A+B+C/F=Futurismo presso la sede della ex Banca d’Italia, al Palazzo del Monferrato e al Museo del Cappello ad Alessandria, presentata da Philippe Daverio. Per la città di Alessandria ha realizzato un’opera monumentale collocata in una rotonda. Nel 2010 è inserito nella mostra “Road to Futurism” al National Museum of China a Pechino e al Guangdong Art Museum di Canton patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero delle attività Culturali e presenta l’installazione “Softheart” nel complesso di Santa Rita a Roma. Nella primavera del 2011 è invitato alla 54 Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia Padiglione Italia a cura di Vittorio Sgarbi. Nel dicembre 2011 viene richiamato ad esporre presso la sede torinese della 54^ Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.

www.sansavini.it

 FOCUS

SECRETS DI MASSIMO SANSAVINI

009L’immagine dello slide-puzzle rimanda a “il giardino segreto” della Burnett, grande classico per l’infanzia. Celati dentro la sua box ci sono quattro libretti che raccontano l’idea progettuale di Sansavini: il primo è dedicato ai suoi intendimenti, il secondo alla bibliografia, il terzo alla filmografia, il quarto alla sitologia. Negli intendimenti ci spiega che la scatola è il contenitore di se stessa e che vuole creare dei rimandi al segreto inteso come intima custodia di ciò che vogliamo conservare affinché nessuno ne venga a conoscenza. Nasce fin dall’antichità l’idea di tenere informazioni, documenti o luoghi a stretto uso personale. Nel suo progetto in particolare si fa riferimento ai mobili con secretaires che nell’800 venivano realizzati da fini ebanisti, ma anche le stanze delle meraviglie, le wunderkammer. Alcuni particolari della sua box rimandano anche al lavoro degli alchimisti che usavano cristalli e oro. Il gioco poi fa riferimento a quello del nove o del quindici, però con 24 tessere e uno spazio vuoto per poter muovere le tessere. al di sotto vi sono le immagini di 25 ‘segreti’ da interpretare dal pubblico. Scoprendo come aprire il contenitore si vedrà anche che vi sono 6 piccoli cassetti con i 4 libricini e il posto per gli eventuali ‘segreti’ del pubblico da conservare…

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IO RESTO QUI DI MARILENA PASINI

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Nel mondo pieno di sorprese e di allegre intuizioni di Marilena ecco che cosa rappresentano queste deliziose scatole, ricche di miniature, di strabilianti decorazioni: “piccoli contenitori,  minimi oggetti  che racchiudono segreti uno di fianco all’altro a creare  piccoli mondi incompiuti”.

E il titolo “Io resto qui”, sta “a significare l’importanza di quel momento della nostra esistenza volto alla coscienza del mondo. Là è il luogo dove tutto sarà possibile.”

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IMMAGINI SENZA OGGETTO DI CESAR MENEGHETTI

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L’opera è stata realizzata riprendendo l’idea “Duchampiana” della “boite-en-valise” che allora aveva la funzione di creare per gli artisti che avevano lasciato il Brasile una sorta di Brasile portatile, di un pro- memoria trasportabile. E’ stata esposta per la prima volta nel 1995 nella mostra Repensamento a cura di Frederico de Morais:

Immagini in fuga dalla realtà, a ritroso, percorrendo i sentieri sotterranei dell’inconscio… giù, giù, giù fino al passato remoto sommerso; alla  a/prefigurazione, alla rarefazione del rappresentabile, all’effigie del nulla…altro che se stesse. Un percorso la cui tortuosità è simbolizzata idealmente dalla pellicola svolta, muta, inerte, incolore; senza inizio né fine.Un rettangolo dai toni cupi, sospeso tenta di visualizzare pittoricamente il passato, la regressione, il subconscio, con immagini in cui affiorano tenui residui di figuratività. Qui sembra riposta la ricerca delle radici, di un possibile punto di riferimento nella memoria perduta. Ma anche queste sembianze scomposte e allungate si dilatano ad un virtuale punto di fuga, perdono concretezza e forma rarefacendosi nella profondità scura del piccolo antro che è l’icona della nascita e della morte, del tutto e del nulla. Unico punto di luce, fulcro dell’installazione, un mini monitor acceso su immagini che parlano solo di se stesse.

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VIAGGIATORI DEI PROPRI SOGNI DI ELEONORA DEL BROCCO

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Quanti oggetti in questa box! Da una parte alludono al viaggio vero (piccole mappe, il mappamondo antistress, la mini bicicletta, ecc.), altri si rapportano in maniera più chiara e poetica con i ‘propri sogni’: il passaporto falso con  frasi suggestive e appassionate, il diario di viaggio con i luoghi simbolici, ecc. E come dice giustamente la viaggiatrice: “Tutto il contenuto è contrassegnato dal rapporto fantasia/verità, dove se il viaggiatore dei propri sogni ha proprio voglia di viaggiare non ha che da prendere spunto dalle foto dei luoghi dei misteri e iniziare a mettersi in moto in prima persona….e per prima cosa trovare il primo biglietto  aereo low-cost.”
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THE LAWS OF EVANESCENCE DI JACOPO BENCI

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Il titolo della scatola nasce da un refuso contenuto nell’edizione americana (Boston, Dana Estes & Company, s.d. [1900?]) di Modern painters, IV. Of mountain beauty di John Ruskin (1856). Il titolo della tavola XXVI, nell’originale di Ruskin “The Law of Evanescence” (La legge dell’evanescenza) viene erroneamente riprodotto come “The Laws of Evanescence” (Le leggi dell’evanescenza).

La scatola viene sviluppata come una raccolta di leggi dell’evanescenza – esse stesse evanescenti perché inesistenti.

Nel libretto esse prendono la forma di aforismi tratti da autori del passato e del presente (Louis Aragon, André Breton, Gianni Celati, James Elkins, Luigi Ghirri, Enzo Paci, John Ruskin), e di immagini, alcune delle quali opera di Jacopo Benci, altre appropriate: ad esempio un particolare della Madonna col Bambino e l’agnello (1515 circa, tempera su tavola, 37 x 30 cm) di Cesare da Sesto nel Museo Poldi Pezzoli di Milano, e la tavola col titolo errato dell’edizione Estes di Modern painters IV (riprodotta due volte: la prima senza modifiche, la seconda con un intervento dell’artista).

Le tre cartoline sono aspetti delle leggi dell’evanescenza, o forse ognuna rappresenta una di queste leggi (il numero complessivo delle leggi non è specificato).

Due sono immagini appropriate dall’artista: la riproduzione in scala lievemente ridotta di due cartoline, raffiguranti la Madonna col Bambino e l’agnello di Cesare da Sesto del Museo Poldi Pezzoli (in cui, rispetto al prototipo leonardesco della Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnello del Louvre, Sant’Anna è svanita e al suo posto vi è una colonna di nuvole); la fotografia di una villa isolata in riva a uno specchio d’acqua, vista dall’alto, senza indicazione di luogo. La terza cartolina è un’opera fotografica di Jacopo Benci in cui si manifesta – come nelle altre opere fotografiche contenute nel libretto – un aspetto dell’evanescenza.


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‘INTHEBOX N. 3’

9 – 23 FEBBRAIO  2013

MAURIZIO AGOSTINETTO, ORSOLA DAMIANI, ELISABETTA PANDIMIGLIO, FERNANDA PESSOLANO, CARLA SACCO

A cura di Maurizio Caminito e Stefania Fabri

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Un terzo gruppo di artisti/progettisti presentano nella Galleria Margini e Segni la propria box creativa, dove questa volta ciascuno ha ragionato con il proprio ingegno su tre delle quattro categorie proposte: al segreto  delle immagini raccolte cammin facendo, seguendo il treno che trasportava i deportati  verso Auschwitz, si richiama Maurizio Agostinetto nel suo scrigno di metallo de “Le cose illuminate numero 2”, dove le ha poi rinchiuse  e sigillate sia per custodirle meglio sia perché in un futuro possano essere riscoperte.  Ed è invece nei segreti, che solo lei può intravvedere come una maga che estrae da cose inerti segni vitali, che Carla Sacco  rintraccia “La vita segreta dei muri”, in un ironico percorso onirico/fiabesco attraverso fotografie di personaggi immaginari, scoperti dall’autrice all’interno di antiche mura di tufo e di travertino. A ciascun personaggio è dedicato un breve scritto giocoso, che ne fornisce un’interpretazione personale, a volte dal sapore autobiografico, di tratti di personalità, frammenti di vita, ricordi , sogni: il tutto in una scatola un po’ muro, un po’ teatro. E per quanto riguarda invece le memorie Elisabetta Pandimiglio ha scelto la “Fame” rinchiuso in ‘frigo’come tema forte in cui si allude ai vari tipi di malattia riguardanti l’eccesso o la mancanza di fame,che sempre di più scuotono vite che si negano alla vita. Nel suo video un topo, una farfalla e un corpo umano condividono la stessa prigionia. Sempre alla memoria ma questa volta riguardante uno sport particolare il ciclismo, che ha una sua storia epica e coinvolgente si rivolge il lavoro di Fernanda Pessolano con “Ed ecco Zandegù”, rappresentata da una box come ruota di biciSi richiama infatti alla storia del ciclista Zandegù, protagonista del ciclismo italiano dal 1963 al 1974 e noto anche per il suo comportamento scanzonato ed estroverso. Infine nella categoria dei sogni ecco Orsola Damiani con il suo lavoro su “Le Stagioni” che allegramente mitizzano lo svolgersi dei cicli della natura in maniera fiabesca e giocosa. Nella sua box che mostra 4 lati diversi ha inserito tante cose divertenti, dalle fiabe scritte da Stefania Fabri appositamente per il suo progetto, alle  cartoline, ai segnalibri, ai semi, agli adesivi. Questa terza sessione di INTHEBOX, dopo il successo di INTHEBOX 1 e 2  costituisce un’ulteriore occasione di approfondimento delle varianti possibili in questo gioco appassionante che ci conduce ogni volta su terreni ancora inesplorati e tutti sorprendenti. L’ultima sessione si svolgerà a Margini e Segni a marzo 2013.

APPROFONDIMENTI

IL SEGRETO DELLE COSE ILLUMINATE

“Le cose illuminate 2” di Maurizio Agostinetto

Ecco un segreto così sigillato da non poter essere svelato se non raccontando una storia:

“Ho composto un catalogo puramente personale ed arbitrario delle ‘cose illuminate’ nel tentativo se pur parziale di “salvarle” prima che una lieve variazione della luce, una pioggia, o il variare del mio punto di vista le faccia scomparire per sempre. Ho stilato un elenco di 294 immagini, (49 soggetti ognuno dei quali declinato in 6 variabili) poi sono andato a cercarle e fotografarle, per realizzare il “secondo catalogo delle cose illuminate” durante un viaggio in bicicletta di 960 chilometri dal Passo del Brennero ad Auschwitz, seguendo l’itinerario di deportazione di 26 internati ebrei che a bordo di un convoglio ferroviario il 15 febbraio del 1944 partirono da Borgo S. Dalmazzo (Cuneo) fino a raggiungere Auschwitz il 26 febbraio, al convoglio durante il percorso in val padana furono aggiunti altri vagoni con altri internati fra i quali Primo Levi. Per questo catalogo non ho voluto fotografare i campi di Auschwitz ma ho inteso in qualche modo “restituire” e rendere “visibili” le cose che i deportati nel buio dei vagoni non hanno visto di quel pezzo di Europa che hanno attraversato come in un tunnel sotterraneo che è sbucato direttamente nel buio di Auschwitz.Ho racchiuso in uno scrigno le 294 immagini…”

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“Sono appassionato delle cose che si vedono. Provo compassione per le cose destinate a scomparire, “fissandole” con un’istantanea forse le salvo. Mi piace la parola compassione, perché porta in grembo la passione, non si può provare compassione senza passione. Ho passione del mondo.”

Ecco un collage di alcune immagini delle ‘cose illuminate’…racchiuse nel libro sigillato.

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MEMORIE DI UNA MALATTIA CHE SI CHIAMA ‘FAME’

“Fame” di  Elisabetta Pandimiglio

Anoressia, bulimia, ortoressia, bigoressia: fame di attenzione, sentimenti,  espressioni del sé, vita negata. Nel primo mondo, sempre più bulimico e tanto più violentato dalla crisi,  i disturbi alimentari fanno ormai  parte del vivere quotidiano senza distinzioni di età, sesso,ceto sociale, credo religioso.

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Un topo in gabbia. Una farfalla prigioniera di  una ragnatela. Un corpo che galleggia libero dal suo peso. Prigionia esistenziale di un universo giunto al countdown   della propria umanità.

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 Una piccola installazione dentro un frigo-box  ricoperto di ritagli di giornale che parlano di queste nuove, strane malattie,  un topino e una farfalla in una gabbia, un video che mostra dal vivo il topo e la farfalla e il corpo umano alla ricerca di libertà dall’ossessione di mangiare troppo, mangiare poco, mangiare seguendo le diete, rinunciare a mangiare per poter bere alcolici e tutte le deformazioni sociali che ne conseguono.

IL MUSEO PORTATILE DELLA VITA SEGRETA DEI MURI

“La vita segreta dei muri. Uomini e altri animali” di Carla Sacco

Una vita segreta e magica abita mura antiche. Forme umane e disumane attendono in silenzio di essere svelate. Occhi che osservano muti, volti di pietra prigionieri della stessa materia, forse domandano, forse rispondono. Attori di circo pronti a rappresentare  lo spettacolo della vita, animali dai volti umani,  umani dai volti di animali feroci. Immagini antiche di sogni leggeri, di incubi profondi, speranze bambine in attesa, paure anziane in attesa, aspettano che il tuo sguardo  comprenda il mistero della vita invisibile. Con un sorriso, comunque.

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VISITA

 IL MUSEO DEI BUCHI

DI TUFO E TRAVERTINO

Troverai:

bel tenebroso  °   cagnetto  °   cattivo  °  bocio ° drago °  franz il trans  °   frivola °  gatto  °  gufo °  io / tu  °  luna °   mascherina veneziana  ° nano °  nascosto  °   occhi di velluto °  pig il  maiale   °   liz taylor  °  scimmia °  serpente  °  tartaruga  °  topolino topoletto

Bocio

“BOCIO”

Oh cadavere potente / Che non te ne importa niente / Dei bambini spaventati / Nelle tane ritirati: / non lo sai che nel silenzio / puoi trovare anche l’assenzio? / C’è uno spazio tutto argento / Dove andar senza sgomento, / che profuma di cannella / per baciar la bocca bella, / per andare in fila indiana / al rintocco di campana. / Bocio  bocione/ mascalzone.

Un ironico percorso onirico/fiabesco attraverso fotografie di personaggi immaginari, scoperti dall’autrice all’interno di antiche mura di tufi e di travertino. A ciascun personaggio è dedicato un breve scritto giocoso, che ne fornisce un’interpretazione personale, a volte dal sapore autobiografico, di tratti di personalità, frammenti di vita, ricordi , sogni.

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Il museo portatile, che prevede anche il bookshop con piccoli gadget, contiene 21 tavole di fotografie dei vari personaggi e un album di scritti riguardanti le presentazioni dei personaggi. Inoltre altre due tavole  contengono le istruzioni per l’uso  Per la  visione delle tavole si possono usare  due leggii, realizzati in ferro reperito in natura, posizionati in modo tale che l’osservatore possa visionare le immagini dei personaggi da un foro centrale che ricostruisce l’idea dei fori naturali nei muri antichi.

 

LE STAGIONI CON MAGHI, STREGHE, ELFI E FATE

“Le Stagioni” di Orsola Damiani

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Nelle stagioni immaginate da Orsola ci sono le fiabe scritte appositamente per lei da Stefania Fabri e illustrate meravigliosamente pagina per pagina che raccontano un personaggio per ogni autunno, inverno, primavera, estate. I quattro libretti sono corredati anche da segnalibri e cartoline per le varie festività. Nella sua fervida immaginazione di illustratrice giocosa e brillante Orsola ha escogitato anche  libretti per trascrivere le proprie ricette preferite secondo la stagione. Ma all’interno della fantasiosa box, che presenta per ogni lato diversi tipi di stoffa, ci sono anche due deliziose figurine, che la abitano e che amano abbigliarsi con divertenti vestitini,  diversi secondo le quattro stagioni.

Nella Storia della Strega dell’autunno la strega non è cattiva e c’è un ragazzino sapiente con un padre che suona il violino che al momento opportuno sarà utile…ma c’è pure un cadavere da resuscitare!

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Nella storia del Mago dell’inverno  c’è una bambina curiosa di tutto, un mago cattivo assai pericoloso, una nonna da salvare trasformata in uccello e… un uovo di drago da mettere al sicuro!

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Nella storia dell’elfo di primavera,  l’elfo sembra davvero simpatico e il povero giovane, proprietario di un campo che rimane sempre secco, si affezionerà a lui non sapendo che è l’origine dei suoi mali…

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Nella storia della fata dell’estate un ragazzo insegue  un enorme ‘bubo’ (un grosso gufo) e scopre che si tratta invece di una fata, di cui  s’innamora follemente, come una specie di malattia.Ogni estate la attende sapendo però che la fata non potrà mai essere una ragazza normale…ma la fata non è crudele come lui pensa…

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 LE MEMORIE DI ZANDEGU’ E LA PASSIONE PER LA BICI

Andava Zandegù. Abbecedario” di  Fernanda Pessolano

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Andava forte, Zandegù.

Prima CORSA, a Vicenza, prima VOLATA e prima VITTORIA. Ma alla famiglia era fin troppo legato.

Giro del Veneto, dilettanti, da solo in FUGA sull’altopiano di Asiago, due minuti di VANTAGGIO, ormai è fatta, passo a Rubano, sulla strada mio padre, mia madre e le mie sette sorelle. Abbraccio il papà, la mamma e tutte le sette sorelle, a una a una, e l’ultima, quella che mi vuole più bene, mi stringe così forte che non riesco a liberarmi. Intanto sono passati i primi INSEGUITORI, risalgo in bici, ma ormai è tardi, arrivo quarto.

Al TRAGUARDO  Gino Bartali mi chiede da quanto non vedessi la mia famiglia. ‘Da stamattina’, rispondo. ‘Allora sei tutto sbagliato’, mi dice il grande Bartali, ‘sei tutto da rifare’.

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 Andava forte fortissimo in volata, Zandegù.

Piano pianissimo in SALITA.

Salita del Grossglockner, un compaesano mi rincuora, ‘Dino, dopo questa CURVA vai sempre diritto e sei arrivato’. Vero, ma l’avrei ammazzato: un RETTILINEO  di 12 chilometri, tutto all’insù. Salita del Passo San Pellegrino, accettavo SPINTE, e non sarei mai arrivato se a spingermi non ci fosse stato un battaglione di alpini. Una volta, in salita, mi sono fatto aiutare anche da un prete: ‘Spingi – l’ho minacciato – se no bestemmiò. Mi ha spinto per un chilometro, poi è svenuto.

Allestimento

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GLI ARTISTI DI INTHEBOX 3

MAURIZIO AGOSTINETTO

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Scenografo, fotografo, artista visivo, vive e lavora a Castagnole Monferrato presso il centro di creazione Casa degli Alfieri, di cui è presidente, ha collaborato, esposto e realizzato opere con importanti enti e istituzioni, fra queste: A.I.O.E.M. agenzia Onu, Ministero della Cultura svizzero, Ministero dell’Istruzione svizzero, Expo 02 Svizzera, Ministero Cultura Cantone di Zurigo, Museo nazionale Belem di Lisbona, La Villette a Parigi, Jerusalem, The International Festival of Theater, Mama Repertory Company – New York, Teatro Pubblico sloveno di Lubiana, Pro Helvetia, Radio Televisione Italiana, Biennale di Venezia, E.T.I. Ente Teatrale Italiano, Piccolo Teatro di Milano, Auditorium della Musica di Roma, Università di Torino, Teatro di Roma, Teatro Stabile di Perugia, Teatro Stabile di Torino, Teatro stabile di Prato, Teatro Stabile di Trieste, Teatro stabile di Perugia, Comune di Torino (“luce d’artista”, 2011) Regione Piemonte, Regione Valle d’Aosta. Ha diretto il Festival internazionale Asti Teatro nelle edizioni dal 29° fino al 33° (2012). Tra le ultime realizzazioni nel 2011-2012 si segnalano: “Progetto Caravan artists on the road” progetto e cura dell’allestimento del camion-palcoscenico multifiunzionale per il teatro itinerante che attraverserà l’Europa dal 2011 al 2014 nell’ambito di un progetto europeo per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, l’Università di Torino, ecc. “Furiosus” scenografia dello spettacolo di Valeriano Gialli nella produzione delle compagnie Enver Teatro e Arti di Eris con debutto internazionale al festival di Avignone. “Patrimoines en chemin” nel 2011 elaborazione per la Regione Valle D’Aosta nell’ambito del progetto europeo omonimo di una narrazione relativa a 8 sentieri montani in 3 paesi della valle, prevedendo installazioni artistiche e ludiche lungo i percorsi e nel 2012 progetto e realizzazione  di 52 sculture-oracolo in metallo e ceramica, posizionate in modo permanente lungo 8 sentieri montani in 3 paesi della valle.

ORSOLA DAMIANI

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Orsola Damiani è nata a Perugia nel 1975 e vive a Roma. Lavora come illustratrice free-lance fino al 2000 e poi all’interno delle società Infobyte e Civita Servizi, specializzandosi nella realizzazione grafica per la comunicazione relativa a eventi culturali, mostre di pittura, spettacoli teatrali, inoltre realizza disegni per animazioni, per Cd-Rom,  per trasmissioni televisive e per siti web. Partecipa alla mostre di illustrazione “Come fosse una bambola-visioni alternative di Barbie a quarant’anni dalla sua nascita”, “Passaggio a Nord Est” all’interno dell’Estate Romana e a “È Tempo!” presso la libreria Bibli. Consegue una borsa di studio per un ciclo di conferenze presso l’università di Boulder (Denver). È stata selezionata a “Vot’ Arte – primo torneo d’arte per giovani artisti emergenti” presso la libreria  Bibli di Roma a luglio 2005.  Realizza l’immagine per la manifestazione per bambini “Inconsupertrafra”. Pubblica il libro per bambini intitolato “Madame Prout”, edito dalla casa editrice francese “La cabane sur le chien”.  Illustra il libro di favole “Le favole del Bioparco” per il Bioparco di Roma e per “Ma Raffaello dov’è?” edito da Aton.  Illustra due fiabe per il volume “Streghe, sirene e cavalieri” di S. Fabri pubblicato da Giunti. Realizza le illustrazioni per il  giornalino bimestrale “Angie e Lucy” per   bambini dai 3 anni edito dalla  Lorium Press Dal 2009 si occupa dell’immagine del Teatro Quirino-Vittorio Gassman elaborando il nuovo marchio e tutta l’immagine coordinata del teatro e le illustrazioni per la grafica delle varie stagioni e delle varie rassegne. E ultimamente del nuovo  Teatro Quirinetta. Ha partecipato alla mostra di illustrazione “La gorilla formica” nella Galleria Margini e Segni nel 2012.

ELISABETTA PANDIMIGLIO

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Regista, autrice, scrittrice. Ha scritto e diretto oltre sessanta lavori: lungometraggi di finzione, documentari, corti narrativi per varie produzioni; video e spot educativi per enti privati e pubblici, dal Comune di Roma all’ Unione Europea. È una delle fondatrici di Telefono Rosa (Associazione Nazionale contro la violenza sommersa, nata nel febbraio 1988). Nell’ambito della videoarte, ha realizzato una serie di lavori sperimentali, individuali e collettivi, da  “Blu” (2000) a “Romevideo”  (2003) , “Countdown” (2007), al bookCiak “Svolte”    (2012 selezione Giornate degli autori  69 Mostra d’arte cinematografica di Venezia). Ha pubblicato indagini, denunce, inchieste, saggi, racconti su condizione femminile e disagio sociale, il romanzo “IIia di Notte” (Data News 2001). Su commissione di Nanni Moretti e Angelo Barbagallo, nel 2002 ha scritto e diretto il Diario Sacher “Zappaterra”. I suoi film sono stati esibiti in tutto il mondo, ottenendo numerosi  premi e riconoscimenti tra cui tre menzioni speciali ai Nastri d’Argento (Punti di vista 1997 – Sogni di cuoio 2004 – Mille giorni di Vito 2009). I suoi lavori più recenti: nel 2009 ha scritto e diretto il lungometraggio “L’Incontro” e il cortometraggio “Mille giorni di Vito” (selezione ufficiale Giornate degli autori – 66 Mostra d’arte cinematografica di Venezia,  vincitore di numerosi  premi nazionali e internazionali tra cui Miglior film al Festival del Cinema Italiano a Madrid 2009; cinquina finalista  e menzione speciale ai Nastri d’argento 2010; nomination Globi d’oro 2011). Nel 2010 ha scritto il libro “Il camoscio e il borraccino” (Limina 2010) edito con il suo documentario “Taccone- fuga in salita”. Nel 2011 ha scritto e diretto “Più come un artista” (selezione ufficiale Giornate degli autori – 68 Mostra d’arte cinematografica di Venezia). Attualmente lavora ad un documentario sulla scelta femminile della non maternità.

httpp://elisabetta pandimiglio.blogspot.it

FERNANDA PESSOLANO

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Fernanda Pessolano, si occupa di promozione della lettura, parla di letteratura creando mostre, percorsi e laboratori. Progetti 2012: Illustriamo Calvino, laboratori di costruzione del libro, Biblioteca di Sulmona, Perché la bicicletta, mostra di illustrazioni tatt ili sul tema della bicicletta, Fiera della bicicletta – Roma Fiera di Roma. Naturalmente tattile, mostra e laboratori di illustrazioni tattili sul tema dei rifiuti, Scuola superiore Vian di Bracciano- Comune di Bracciano,Edizione straordinaria! Elsa morante e il Corriere dei Piccoli, Più libri più liberi, Palazzo dei Congressi, Spazio mostre, Roma InBIblioCIcletta, prima biblioteca itinerante dedicata alla bici, Parco dell’Appia Antica; La bicicletta tattile. 2 ruote per apprendere, mostra di illustrazioni tattili con trascrizione in braille. Libri: Attenzione ciclisti in giro, a cura di Fernanda Pessolano e Marco Pastonesi, presentazione Marino Sinibaldi, Ediciclo, 2012 Comunicare i paramenti sacri, sez. didattica e metodologia, a cura di Fernanda Pessolano/Ti con Zero, Museo di Bracciano, 2011 STRAP un contenitore per la carta, installazione di arte e scienza, Fernanda Pessolano/Ti con Zero, Sinnos 2007 Regione Lazio – Provincia di Roma SBP, Marchio Anno Internazionale del libro 2006/2007  www.associazioneticonzero.it

CARLA SACCO

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Vive e lavora a Roma, dove si occupa di servizi per la cultura. Di formazione eclettica, ha dedicato molti anni alla ricerca per lo sviluppo armonico della persona e allo studio dei sistemi intrapsichici e relazionali. Insegnante di IKEBANA  per la scuola IKENOBO di KYOTO, studia in  particolare il FREE-STYLE, dove l’equilibrio tra elementi naturali e materiali diversi è ricercato nelle composizioni artistiche, attraverso un uso integrato di tecniche tradizionali e contemporanee. Attualmente studia presso l’ATMOS ARTI TERAPEUTICHE di Roma le possibilità di utilizzo delle arti  nel processo evolutivo dell’individuo, dedicandosi in particolare al teatro e alla fotografia. Realizza gioielli e altri oggetti  usando e riusando tessuti, filati e ferro. Ha partecipato a diverse mostre collettive per la Galleria GARD di Roma e alla mostra “mariacarlacarlacarlamaria” a Margini e Segni di Bracciano con una installazione in ferro, tela e fiori, ispirata all’arte dell’Ikebana. Ha presentato negli anni  composizioni floreali artistiche,  in esposizione collettive realizzate  presso  vari Spazi Culturali e Museali di Roma Capitale.

MOSTRA “INTHEBOX  4”

 16 marzo 2013 –  31 marzo 2013

PAOLINA BARUCHELLO, SABINA DE TOMMASI,  IDA GEROSA, ROBERTA MAZZANTI, ANNIE SCHOTERMAN, 5 DEL PRETESTO CON M. CAMINITO,  S. FABRI, G. MARCON, A. PANZETTI, G. ZAGRA

A cura di Maurizio Caminito e Stefania Fabri

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Un quarto gruppo di artisti/progettisti presentano nella Galleria Margini e Segni la propria box creativa, dove anche questa volta ciascuno ha ragionato con il proprio ingegno sulle quattro categorie proposte: nella categoria ‘mondi’ due universi, quello della bellezza come obbligo che condiziona la personalità femminile e quello teatrale come esperienza collettiva travolgente. Nelle riflessioni, nella raccolta degli oggetti e nelle suggestioni graffianti di Roberta Mazzanti con il suo “Sotto la pelle dell’orsa” c’è divertimento ma anche un senso di afflizione nel considerare la bellezza come condizione costrittiva. Nella storia del gruppo teatrale Teatro Pretesto, basato sulla tecnica dell’improvvisazione c’è un’immersione nella creatività e nella politica culturale degli anni Settanta, un vitalità che poi si è andata canalizzando su professionalità e stili di vita, perciò il motto “Era tutto un pretesto” è affettuosamente ironico. Nella categoria ‘segreti’, Annie Schoterman nella sua ‘black box’ sull’individuo intitolata “In due metà” ha fatto sua una citazione di Unica Zürn e s’interroga su che cosa sappiamo veramente su noi stessi, sugli enigmi dell’uomo e su quali “segni” disponiamo per esplorare chi siamo veramente, se deterministicamente dobbiamo essere in un certo modo, guidati dal nostro DNA.  Nella categoria ‘memorie’ Sabina De Tommasi racconta con “Cum panis” come sia successo che un giorno con un pacco di farina in mano si sia ritrovata a fare un gesto antico, arcaico, che non le apparteneva se non per averlo visto fare qualche volta. Un gesto forte, determinato, liberatorio, da reiterare, nel quale inziccare rabbia, disagio, ma anche speranza e riscatto, un gesto che ha il senso della nascita: impastare! Ida Gerosa, invece, artista di computer art nella sua box “Una vita nell’arte” ha simbolizzato un’attenzione alla documentazione del suo percorso intellettuale e artistico che ha sempre mantenuto viva.  Ha avuto infatti la capacità di guardarsi attorno con curiosità e interesse, interloquendo con giovani e critici, vivendo pienamente nell’arte intesa non solo come espressione creativa ma come comportamento vitale. Nella categoria ‘sogni’ Paolina Baruchello ha interpretato nella “Piccola wunderkammer per accumulatori di oggetti” la creatività dell’archivista di oggetti, quelli che di solito giacciono pieni di polvere sulla scrivania o sugli scaffali della libreria, quelli che hanno significato qualcosa nel corso della nostra storia, che  ci hanno addirittura confortato e fatto capire chi fossimo. Arriva un momento, in cui si può decidere di archiviarli, riponendoli con un accurato metodo di classificazione in una scatola consultabile.

CATEGORIA “MONDI”

Mondi in cui si viene rinchiusi o mondi in cui si ricercano nuove forme di espressione

ROBERTA MAZZANTI  “SOTTO LA PELLE DELL’ORSA”

Contenitore: Scatola di legno con coperchio a cerniera, h 17 x 35 x 25, ricoperta di imitazione pelliccia, alternata a strisce verniciate coloro zafferano; le strisce molto decorate, fra pop e stile indiano, con piccoli oggetti di maquillage (ombretti e fard, specchietti, perline di vetro). All’interno, è verniciata dello stesso color zafferano, con foto e disegni, incollati sull’interno del coperchio.

Contenuto: La box è dedicata al ‘dono effimero della bellezza’ e contiene: 1. Libriccino formato 13,6 x 17 circa 64 pagine, con testo “Sotto la pelle dell’orsa” di Roberta Mazzanti, autoprodotto; 2. “Specchio delle mie brame”, di foggia antiquata: dal lato dello specchio, è incollata una foto di Sofia Loren e Jayne Mansfield a Beverly Hills (emblema ironico delle “misure” femminili e dell’invidia); 3. Scatoletta di cartone decorata di piccoli demonietti, che contiene un vasetto di “crema magica”, di un colore del tutto improbabile – forse viola, forse rosso vivo) con etichetta che la definisce CREMA DI AZAZELLO (è ispirata da Il maestro e Margherita, di cui si riporta su un foglietto interno la deliziosa citazione al posto delle istruzioni per l’uso); 4. Un metro da sarta, rifatto molto in grande, dove accanto a determinate misure sono incollate foto di attrici e modelle con la loro “misura”. Il metro è lungo 2m e largo circa 10 cm, in tessuto bianco resistente; 5. Una “maschera di bruttezza”, da strega di Carnevale piena di rughe e di porri, contenuta in un sacchetto vezzoso con la scritta «maschera di bruttezza / produce immediati effetti rassicuranti». Dentro, le istruzioni spiegano che va applicata sul viso per un tempo da 2 a 5 minuti, poi tolta di fronte allo specchio: il sollievo di fronte alla propria faccia sarà garantito; 6. Bamboline trans gender, costituite da sagome di cartone da abbigliare a piacere con abiti di carta con le linguette.

 M.CAMINITO, S. FABRI,G. MARCON, A. PANZETTI, G. ZAGRA   “ERA TUTTO UN PRETESTO”

Contenitore: una valigia verde vecchio stile ritrovata nella cantina di Marcon…

Contenuto: Foto, video, copioni teatrali, documenti di una comune teatrale degli anni ’70 ispirata al lavoro di Eugenio Barba che poi scelse il terreno sociale dell’animazione teatrale alla Borgata del Trullo. Quattro libretti in self-publishing: il copione frutto di scrittura collettiva de “La strada di Muu”, “Il contesto del Pretesto”, “Vita in Comune con il pretesto del teatro”, “Con il pretesto del Teatro l’animazione”. Articoli di giornale sulla nuova cultura in borgata: il Teatroscuola di Giuseppe Bartolucci, l’occupazione del Teatro di Roma, Renato Nicolini nuovo assessore alla cultura. Foto d’epoca  dell’Azione Teatrale del 1974 all’Associazione Culturale Monteverde. Foto d’epoca dell’animazione teatrale nelle scuole e in borgata. Foto dell’installazione teatrale Envinroment   a Via della Stazione Vaticana. Presentazione in video dello spettacolo a Spaziozero de La Strada di Muu e dello spettacolo di Ubù re. Video  sul Seminario con gli insegnanti della prima spettacolazione “strutturata” nell’abitazione degli Obermaier all’epoca della Repubblica di Weimar; Video della Seconda spettacolazione “strutturata” su uno scompartimento dell’Orient Express; Video “I bambini alle casacce” .Tazebao sulla vita in comune al Casale. Audio dell’installazione Environment e di Ubù re. Documentazione sull’attività.

CATEGORIA “SEGRETI”

Segreti personali che diventano paradigmi collettivi

ANNIE SCHOTERMAN “IN DUE METÀ”

Contenitore: scatola in pannello di fibra a media densità, nera, 25 X 25 X 25 cm, si apre in due metà

Contenuto: Unica Zürn “Dalla mia prima infanzia, gli occhi della donna che ho incontrato per prima mi hanno trasmesso la stessa incontrollabile angoscia che mi provocano i ragni …. È per questo che molto presto mi sono divisa in due metà.”

una metà della box contiene:      4 specchi  ai lati, un prato artificiale sul fondo, occhi di vetro. L’altra metà è divisa in 3 parti, di cui una parte contiene un sacchettino della polverina bianca, la seconda contiene un cubo di tela trasparente con capelli umani. Inoltre contiene due ‘leporelli’ in serigrafia con anagrammi di Unica Zürn e l’altro contiene un ‘leporello’ con dei disegni ‘Rörschach’.

 CATEGORIA “MEMORIE”

Memorie del fare da recuperare e memorie del creare da conservare

 SABINA DE TOMMASI    “CUM PANIS”

Contenitore: si chiama MAJDDA e serve per impastarci il pane dentro, lunghezza cm. 43; larghezza fondo cm. 30; larghezza apertura cm. 43; altezza cm. 17,  è in legno abete massello
Contenuto: dentro ci sono le spighe, un pacco di una farina speciale…e un quaderno scritto a mano e con le foto, e un pezzo di stoffa formato tovagliolo. La majdda viene in parte avvolta da un pezzo di stoffa e da una fettuccia, il pezzo di stoffa avrà da un parte la scritta CUM PANIS
il pezzo di stoffa può avere vari utilizzi, ma è particolarmente pensato per farne un grembiule, il perché di questi oggetti, e il loro eventuale utilizzo sono spiegati nel quaderno; nel quaderno ci sono anche 3 brevi citazioni: una di Mario Rigoni Stern, una di Simonetta Agnello Hornby, e una di Enzo Bianchi.

  IDA GEROSA  “UNA VITA NELL’ARTE”

Contenitore: una semplice box di plastica trasparente, 40 x 28 x 14 cm,  dove di solito si conservano gli oggetti che contiene la documentazione sul lavoro di Ida Gerosa nel tempo.

Contenuto: La scatola si chiama “Ida Gerosa una vita per l’arte”, perché dentro Ida vi ha messo tutto quanto ha segnato la sua carriera di artista di computer art, che tra l’altro ha sempre cercato di documentare anche con riflessioni e dialoghi con critici, storici dell’arte e amici. Il suo primo libro “Il discorrere delle cose”, il suo secondo libro “Il pozzo dei desideri”, il suo terzo libro “Il colore delle emozioni”. Un cd con alcune fasi del suo lavoro e il dvd de “Il tempio dell’uomo”, installazione realizzata alla Sala Santa Rita. Infine ha segnalato i nomi dei giovani che hanno scritto una tesi di laurea sul suo lavoro. Ida Gerosa: “Ricerco un’arte che porti alla creazione di una nuova realtà che cambi le norme e  le strutture stabilite per ‘elaborare’ l’avvenire” e “La computer art  è un volo solitario attraverso il ‘tutto’, alla ricerca dei limiti tra realtà e fantasia…”.

 CATEGORIA “SOGNI”

 PAOLINA BARUCHELLO  “PICCOLA WUNDERKAMMER PER ACCUMULATORI DI OGGETTI”

Contenitore: scatola dipinta che funge da cassetto in cui gli  oggetti vengono riposti in  modo da diventare una sorta di piccolissima “Wunderkammer” personale. Un’esposizione permanente, in miniatura, in cui poter andare a passeggiare con gli occhi, ogni tanto, per riguardare quell’oggetto portato da un viaggio, rileggere una poesia tanto amata anni prima, risentire quel profumo. Si consulta così l’archivio (materiale) del proprio sé.

Contenuto: Scatoline di latta con disegni naif. Brillantini per il viso in formati diversi.Colla per ciglia finte mai usata. Diverse confezioni “bindi” per la fronte acquistati in India. Mascherina col liquido dentro portata dal Giappone insieme alla colla per tenere su i calzettoni delle studentesse. Vasetto di coccio con i resti di un unguento greco al gelsomino. Primo fard da donna costoso mai acquistato. Astuccio-sarcofago comprato al British Museum. Depliant dell’Acadia National Park nel Maine visitato in pieno inverno e il JR Pass per visitare il Giappone in treno. Fotocopia di una poesia di Pasternak. Scatola con il necessario per il punto croce – mai davvero imparato. Orecchini vintage in plastica a forma di stella marina.

Una vita nell’arte di Ida Gerosa

Dentro questa box  Ida ha racchiuso la sua personale documentazione sulla sua carriera di artista di computer art, che ha sempre cercato di documentare anche con libri in cui ha raccolto riflessioni e dialoghi con critici, storici dell’arte, amici e studenti.

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E se ha superato anche sentimenti angosciosi, come è rappresentato attraverso questa sua immagine il cui titolo è ‘Paura’, è stato grazie anche alla sua grande capacità di dialogo tra il cosiddetto ‘mezzo freddo’ e la sua attitudine all’introspezione: “Gli altri artisti continuano a ripetermi che in questi strumenti manca la manualità e in un certo senso è vero perché viene esplicitata solo attraverso l’uso della tastiera, ma la vera rivoluzione è proprio questa: lo spirito viene esaltato”.

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Il paradosso perseguito da Ida Gerosa consiste nella possibilità dell’uso espressivo di un linguaggio freddo come quello del computer per parlare di emozioni profonde, paure ancestrali, sondaggi pericolosi ed entusiasmanti nell’ inconscio collettivo… 

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E se come dice Mario Costa, l’obiettivo inconscio del lavoro delle avanguardie storiche era l’immagine elettronica, Ida Gerosa ha seguito le loro orme portando a compimento un sogno impossibile: “La computer art  è un volo solitario attraverso il ‘tutto’, alla ricerca dei limiti tra realtà e fantasia…” 

Il suo primo libro “Il discorrere delle cose”, il suo secondo libro “Il pozzo dei desideri”, il suo terzo libro “Il colore delle emozioni”: una vita nell’arte vuol dire per Ida Gerosa dialogo con la realtà che ti circonda, osservare e farsi osservare, interesse per i giovani, umiltà e consapevolezza, coerenza ma mai egocentrismo…

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I segreti delle ‘due metà’ di Annie Schoterman

Sappiamo veramente chi siamo? Gli enigmi dell’uomo. Di quali “segni” disponiamo per esplorare chi siamo? Prendiamo ad esempio Unica Zürn, con i suoi anagrammi misteriosi. Cosa dicono le sue poesie di lei, della sua vita, del suo futuro? Questi anagrammi, queste poesie, costituiscono un riflesso di ciò che le sarebbe accaduto?

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Attraverso i suoi disegni e i suoi anagrammi, Unica Zürn voleva svelare i segreti della vita. Non c’è dubbio che avesse una personalità dissociata, schizofrenica, e che abbia conosciuto grandi paure.

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E gli altri “segni”, che secondo il metodo Rorschach analizzano la psiche dell’uomo, in che misura queste “macchie d’inchiostro” ci rivelano i segreti della nostra personalità?E siamo in grado, attraverso la chimica, di scoprire chi siamo e come saremo? Ma lo vogliamo veramente sapere? Dovrebbe forse esserci una banca nazionale o mondiale del DNA? Siamo tutti “sospetti” dalla nascita, condannati a determinati comportamenti, o malattie?

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Come possiamo, attraverso cibo, farmaci e droghe influenzare la mente e il corpo? Cosa ha di fantastico questa cosiddetta “polvere bianca”? L’uomo è soltanto una macchina regolata da reazioni chimiche? Quanto vogliamo sapere? Quanta influenza vogliamo avere?

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“ERA TUTTO UN PRETESTO” DI MAURIZIO CAMINITO, STEFANIA FABRI, GIANNANTONIO MARCON, ALESSANDRO PANZETTI, GIULIANA ZAGRA

Una valigia verde ritrovata nella cantina di Antonio…che ci ricordava Remondi e Caporossi…

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Una valigia adatta ad essere riempita da foto, video, copioni teatrali, documenti 
sulla storia di una comune teatrale degli anni ’70: fare teatro e vivere insieme sul modello di Project One a San Francisco con il nostro  “CollettivoTeatro Pretesto”, più modestamente collocato a Casalotti, nel vecchio Casale di Via di Selva Candida.

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E così si scoprirà che abbiamo cominciato  all’Associazione culturale Monteverde, lavorando sull’improvvisazione con il mito di Eugenio Barba e di Grotowski, pieni di buona volontà alla ricerca di figure totemiche…

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Dopo questi tentativi, ci siamo impegnati seriamente nella realizzazione de “La Strada di Muu”, uno spettacolo sull’adolescenza femminile (da Levi Strauss, passando per De Martino e Shakespeare), realizzando un nostro copione. Lo spettacolo venne rappresentato nel 1975 a Spaziouno.

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E l’ultimo nostro spettacolo su un fantastico e sgangherato “Ubù re” degnamente rappresentato in esclusiva ai festival dell’Unità delle estreme periferie di Roma.

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Ma poi gli esiti del nostro impegno ci portarono a scegliere la strada dell’animazione culturale alla Borgata del Trullo con il Teatroscuola del Teatro di Roma, guidato da Giuseppe Bartolucci, scelta su cui non tutti furono d’accordo. Da lì si aprì un percorso che ci portò verso il rinnovamento culturale della città ad opera di Renato Nicolini.

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Così nella nostra valigia ci sono 4 libretti realizzati in self publishing e 5 video ‘storici’ da “Divertimosela” sul tempo libero dei ragazzini del Trullo alle “Casacce”, il luogo dove Pasolini girò Uccellacci e Uccellini…

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Sotto la pelle dell’orsa di Roberta Mazzanti

Roberta Mazzanti racconta nella sua box come si è ‘condannate’ alla bellezza, come si tenta di sfuggirle e come si cerca in tutti i modi di riempirla di altri contenuti…

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Con la punta d’un dito Margherita depose un piccolo fiocco di crema sul palmo. (…)
Era svanita senza lasciare tracce la sottile ruga verticale che tagliava la radice del naso. (…) Erano svanite anche le ombre giallognole alle tempie e i due reticoli, appena visibili, nell’angolo esterno  degli occhi.
M. Bulgakov, Il maestro e Margherita, trad. V. Dridso,

specchio delle mie brame

Al di là del reame dove allo specchio si chiede l’impossibile garanzia della bellezza, entrano in gioco pulsioni che arrivano a far gelare e ribollire il sangue. Se non ci lasciamo sviare da quella stupida, impossibile gara (chi è la più bella del reame?) possiamo invece scoprire paure e attrazioni più fatali, quelle brame in cui si articolano i giochi del potere tra donne.

Le riviste sono ancora e sempre fitte di esorcismi e di incantesimi garantiti a tutte le tasche, a tutte le età. (…) per qualche pagina, abitiamo un mondo gratificante dove ogni difetto viene attutito o cancellato, dove la perfezione astratta sparge la sua promessa e ci introduce nell’uniforme mistificazione del consumo di bellezza prêt-a-porter.

Ma ecco la vera maschera di bellezza, quando la toglierai ti sentirai più bella!

maschera di bellezza

 


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“PICCOLA WUNDERKAMMER PER ACCUMULATORI DI OGGETTI”

DI PAOLINA BARUCHELLO

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Giacciono pieni di polvere sulla scrivania o sugli scaffali della libreria. Sono cartoline, biglietti, piccoli oggetti, fotocopie di pagine di libri, profumi, cose curiose raccolte nel corso degli anni. Li teniamo perché vi siamo affezionati e, guardandoli, sentiamo che possono anche definirci: “io sono quel che sono perché amo quell’artista e la cartolina di quel quadro definisce la mia personalità”.

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Arriva un momento, però, in cui ci si accorge che molti tra gli oggetti e oggettini, tra i fogli e foglietti si riferiscano ormai a un passato lontano. Allora si può decidere di archiviarli, riponendoli con un accurato metodo di classificazione in una scatola apribile.

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Si può scegliere di classificarli seguendo criteri diversi: il periodo della vita in cui sono stati accumulati, l’argomento – per es. tutti i biglietti di treno conservati fino ad allora; il luogo in cui si trovavano dentro casa. Quindi si procede con l’Archivio di sé.

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Gli oggetti vengono riposti in una scatola che diventa una sorta di piccolissima “Wunderkammer” personale. Un’esposizione permanente, in miniatura, in cui poter andare a passeggiare con gli occhi, ogni tanto, per riguardare quell’oggetto portato da un viaggio, rileggere una poesia tanto amata anni prima, risentire quel profumo. Aprendo ogni tanto la piccola Wunderkammer si può tornare indietro nel tempo e osservare cosa ci piacesse o chi fossimo anni prima. Si consulta l’archivio (materiale) del proprio sé, ispirandosi a Joseph Cornell…

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GLI ARTISTI DI ‘INTHEBOX 4’

PAOLINA BARUCHELLO

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Storica di formazione, ammiraglio francese durante la guerra di indipendenza americana nel 1778, cantante di lieder in fredde serate tedesche ai tempi di Schubert, commerciante a Hong Kong a metà dell’800, animatrice del Cabaret Voltaire e poi membro della commissione dei letterati a Mosca negli anni ’20, ama fantasticare. Quando la realtà prende il sopravvento sulla fantasia, divide il suo tempo tra la gestione di una scuola di kung fu tradizionale cinese, il suo insegnamento e il lavoro di traduttrice letteraria. Unendo la realtà alla fantasia, la passione per il kung fu e quella per la scrittura, sta lavorando a un libro per ragazzi che parla delle leggende sulle arti marziali.

CINQUE DEL PRETESTO

CINQUE DEL PRETESTO

Alessandro Panzetti, Giannantonio Marcon, Giuliana Zagra, Stefania Fabri, Maurizio Caminito 

Gli autori hanno condiviso negli anni 70, insieme ad un folto gruppo di coetanei, un’esperienza culturale e di vita che ruota attorno alla fondazione di un gruppo teatrale: il Collettivo Teatro Pretesto.  Il Teatro Pretesto nasce nel 1974 dall’unione di studenti universitari romani, di Architettura e di Lettere e Filosofia, cui si aggiungono due registi/animatori teatrali spezzini, Fulvio Acanfora e Luigi Conversa, da poco giunti a Roma, e da alcuni amici. Questa esperienza si rafforza con la decisione di alcuni di loro andare a vivere insieme in un casale della periferia della capitale, a Casalotti. La compresenza di un grande spazio in cui fare le prove teatrali, di uno studio di architettura, di uno studio di registrazione, di stanze di abitazione e di altri spazi comuni, favorisce lo scambio e la crescita del gruppo. Il gruppo dopo alcune rappresentazioni teatrali e due spettacoli rappresentati a Roma, “La strada di Muu” nel 1975 e “Ubu Re” nel 1976, sceglie, non senza contrasti interni, di dedicarsi all’animazione teatrale, in quegli anni sostenuta a Roma dal Teatro Scuola del Teatro di Roma, guidato dal critico teatrale Giuseppe Bartolucci. L’esperienza dell’animazione nelle scuole e nelle borgate romane porterà all’unione con la Cooperativa Giocosfera e poi a partecipare alla gestione delle nuove Biblioteche Centri Culturali Polivalenti, legate alla stagione culturale guidata da Renato Nicolini.

Maurizio Caminito, insegna alla Sapienza e si occupa di editoria indipendente.     Stefania Fabri, scrive racconti e romanzi per ragazzi e si occupa di progetti culturali. Giannantonio Marcon ha una sua società di produzioni televisive.                     Alessandro Panzetti si occupa di animazione digitale e vive e lavora al Casale.    Giuliana Zagra è responsabile  della Sezione Novecento alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

SABINA DE TOMMASI

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Sono nata a Roma. Ma discendo da una ramata di superlative cuoche siciliane. Peccato che io abbia dirazzato, come diceva mia nonna, e non sappia cucinare. Anzi detesto cucinare.  Da 40 anni bazzico i teatri grandi e piccoli di mezza Italia.
Sempre quando entro in un teatro mi emoziono.
Sempre quando entro in una cucina mi infastidisco.
Ho organizzato festival con 100 spettacoli in una settimana, ma non so organizzare una cucina. Sono ciarliera e riesco ad attaccare bottone con chicchessia. Ma non mi mettete sola in cucina a guardare per ore un tegame che fa brup brup che mi viene la tristezza.
Sono nata 2 volte, la seconda a 15 anni. E ho capito che ogni tanto ho bisogno di una nascita rigenerante. E così faccio il pane. Perché la lievitazione è una gestazione e il pane sfornato una nuova nascita.

IDA GEROSA

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Dopo anni dedicati all’arte “tradizionale” (più di cento mostre) affascinata dal nuovo mondo tecnologico, dal 1984 al 1986 ha seguito uno stage di ricerca d’arte con l’elaboratore al Centro scientifico IBM di Roma durante il quale ha collaborato per creare il primo programma grafico a colori del mondo. Da allora ha proseguito nel produrre immagini d’arte al computer. Dal 1998 lavora nel suo studio con il programma 3DStudio Max (nelle successive edizioni). Iniziando dall’invito  nel 1994 alla Biennale di San Paolo (Brasile), i suoi lavori sono conservati nel Modern and Contemporary Art -National Museum of Women in the Arts di Washington e nella Banca Dati della InterCommunication Center di Tokyo e al  Museo Pecci di Prato. Ha presentato  una serie di installazioni in vari luoghi per tutto il corso degli anni 2000: nella cripta della Basilica di San Clemente,  nella chiesa di Santa Marta,  nell’ambito della Biennale d’Arte elettronica, a Roma; nella Biblioteca Nazionale di Firenze; al Museo Pecci di Prato; è stato edito un CD-ROM che riporta la documentazione del suo lavoro di computer art, presentato alla Galleria Comunale di Roma (oggi MACRO); altre installazioni al  Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari di Roma Eur; alla 2° Biennale d’Arte elettronica a Roma;  al Museo Laboratorio- Università “La Sapienza” di Roma; alla 3° Biennale di Arte elettronica; al Museo Canonica; nel Castello di Urbino; nelle Scuderie di Palazzo Aldobrandini a Frascati; 5 installazioni alla Biblioteca di Terni; 3 grandi installazioni al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma; installazione nella fontana Barcaccia a piazza di Spagna a Roma e proiezione sulla Scalinata di Trinità dei Monti e all’Ara Pacis. Una personale nella galleria Bertol Brecht di Milano. A marzo 2010, conferenza sulla Computer art alla GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna, a cura di Jolanda Nigro Covre. A novembre/dicembre 2010 installazione nella  Sala Santa Rita a Roma. A settembre/ottobre 2011, mostra sul “Femminismo anni ‘70” alla Temple University a Roma. 21 dicembre 2012 – 17 febbraio 2013 Installazione Istituto nazionale della grafica a Roma. 18 gennaio 2013 Giornata di studi sulla Computer art di Ida Gerosa alla Galleria Nazionale Arte Moderna e contemporanea e presentazione libro “Il colore delle emozioni” a Roma. Partecipazione al convegno Da Donne a Donne 2 marzo 2013 III Edizione – DonnEuropa.

ROBERTA MAZZANTI

ROBERTA

 

Roberta Mazzanti è nata nel 1953 a Milano, dove si è laureata all’Università Statale in Lingua e letteratura inglese e angloamericana, con una tesi sulla cultura del “Movement” degli anni Sessanta negli Stati Uniti. Ha poi lavorato per dieci anni come ricercatrice di letteratura anglo-americana presso la stessa università, dedicandosi in particolare alla letteratura e alla storia delle donne nord-americane tra Ottocento e Novecento, e alla storia del movimento operaio. Ha lasciato il lavoro universitario nel 1991, mentre già dal 1985 aveva ideato e curato per l’editore Giunti la collana “Astrea” dedicata alla narrativa delle donne di varie epoche e paesi, proseguita poi per vent’anni. In quegli anni ha fatto parte della redazione di “Linea d’Ombra”, rivista fondata da Goffredo Fofi. Per Giunti ha curato come editor altre collezioni letterarie, tra le quali “Narratori Giunti”, “Antipodi” e la più recente “Giunti Blu” dedicata alla narrativa contemporanea e diretta insieme a Francesca Lazzarato. Dal 2010 ha lasciato il lavoro per Giunti e mantiene alcune collaborazioni con riviste e case editrici fra cui le Edizioni dell’Asino fondata da Goffredo Fofi e Giulio Marcon, e Piccolo Karma Edizioni dedicata alle opere di Carlo Coccioli. Fa parte dell’Associazione Forum per il libro, ed è vice-presidente della Società delle Letterate Italiane (SIL). Convive felice da quasi quarant’anni con Bruno, insieme a lui abita da oltre vent’anni a Firenze. Di tanto in tanto, tralascia i compiti di balia delle scritture altrui per pubblicare come autrice; fra i suoi scritti, la breve autobiografia “La gente sottile”, in Baby Boomers: vite parallele dagli anni Cinquanta ai cinquant’anni, scritto con Rosi Braidotti, Serena Sapegno e Annamaria Tagliavini; i saggi “Sad new powers: parole d’esilio e d’amore nel romanzo In fuga di Anne Michaelsin AA.VV., Le eccentriche. Scrittrici del Novecento, Tre Lune Edizioni, Mantova 2003; “Mappe della perdita: periperformatività della diaspora in Anne Michaels e Dionne Brand” (scritto con Liana Borghi), in AA.VV., Il globale e l’intimo, luoghi del non ritorno, Morlacchi, Perugia 2008.

ANNIE SCHOTERMAN

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Annie Schoterman (Olst, Netherlands, 1946)

Lives and works in Amsterdam NL and Cantalupo in Sabina, near Rome, It. Education:Academie voor Beeldende Kunst, Arnhem, (fashion-design, 1964- 1966). Academie voor Industriële Vormgeving Eindhoven, painting,graphic art,(1979-1984). Hogeschool voor de Kunsten, Arnhem, degree in art, and history of art (1992- 1993) Scholarship  Nederlands Instituut Rome, studie Fresco-techniek, o.a aan de Accademia di Belle Arti in Roma. (1991). Exhibitions (choise): 2012   ‘Where are you from?// Where are we goinig?’ Part II, Sala Santa Rita Roma IT (solo). 2012   ‘FACES”  Diagonale/ LIbreria, Roma  IT(solo). 2012   ‘Più vicino a me di me stessa’  La Porta Blu Gallery Roma IT (solo). 2011     ‘Straight’ Diderot 13D Amsterdam NL (duo). 2011    ‘GrafiekWest’ KunstENhuis Cultuurpark Westergasfabriek,  Amsterdam NL. 2010    ‘Stap voor stap’ Galerie Art 88, Nuenen NL (solo). 2010    ‘Where are you from?// Where are we going?’Installatie Bergkerk, Deventer NL (solo. catalogus).2010    Boekhandel Praamstra Deventer NL. 2008   ‘Tussenruimte’ Retort, Amsterdam NL (solo). 2007    ‘EuropaExpress II’ L.I.A.R.T., Villa Borghese Roma IT (duo, catalogus). 2005    ‘Eppur si muove’, Galleria ‘La Porta Blu’, Roma IT (solo, catalogus). 2005    ‘Legiokunst’, Tilburg NL (duo). 2004    Artisti, Strade, Piazze, Poggio Mirteto, It. 2004    ‘Papessa Giovanna’, installatie, Galleria ‘Il Granerone’, Calcata/ Viterbo It. (duo). 2004    ‘Quel senso tale e quale’, installatie, Galleria GECO107, Casperia/ Rieti It. (solo). 2004 Westergasfabriek, Amsterdam NL. 2003    Galerie Petersen & Partner, Berlin D. (duo). 2000    Galleria ‘Tempo Reale’, Calcata/ Viterbo It. (solo). 1999/1998    Galerie ‘Art 88’, Nuenen NL (solo). 1996    Catharinakapel, Hardewijk, NL (solo, publicatie). 1994    Oude Kraan, Arnhem, NL. 1993    Kijkhuis, Oirschot, NL. 1992    ‘Biemoldsbelang’, Groningen, NL (solo). 1991    Belastingkantoor, Eindhoven NL. 1989    Galerie ‘H89′, Eindhoven NL. 1987    T.C.’s Gallery, Amsterdam NL (duo). 1985     Galerie ’63’ Olst, NL. 1984    50 kunstenaars onder één dak, Eindhoven, NL. 1984   Technische Universiteit, Eindhoven NL

Allestimento (foto di Stefano Giorgi)

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