CON IL PRETESTO DEL TEATRO

UNA MOSTRA SUL TEATRO, L’ANIMAZIONE SOCIO-CULTURALE E LA VITA IN COMUNE DI UN GRUPPO TEATRALE DEGLI ANNI SETTANTA

INSTALLAZIONI, FOTOGRAFIE, VIDEO

Inaugurazione giovedì 12 giugno 2014 ore 18 – Finissage 27 giugno ore 18

A cura di Maurizio Caminito, Stefania Fabri, Alessandro Panzetti, Giuliana Zagra

 Margini e Segni ha presentato all’interno del progetto di microarte ‘inthebox’ una valigia di documenti, storie, testimonianze sul teatro, l’animazione socio-culturale e la vita in comune di un gruppo teatrale degli anni Settanta, la cui sperimentazione si può dire significativa delle tendenze, delle pulsioni, degli idealismi che univano molti giovani. Ora da questo progetto nasce una vera mostra all’interno del nuovo spazio sperimentale del Monteverde Living Lab.

La mostra CON IL PRETESTO DEL TEATRO si articola in tre sezioni: la prima comprende la suggestiva installazione Anamorfosi 01, che è il prodotto delle ricerche sulla prospettiva e la visualizzazione delle forme di Alessandro Panzetti, accompagnata dai disegni di Gianfranco Filacchione, intitolati Labirinti. Questa prima sezione prende spunto dalla iniziativa del Teatro Pretesto nel 1975, Proposte di Azione sull’Ambiente.

Una seconda installazione, Il rispecchiamento, ispirandosi a una scena dello spettacolo La strada di Muu, evidenzia la capacità del teatro di fornire un’immagine di noi stessi, anche attraverso la deformazione della visione e il passare del tempo.

La terza sezione, Sulla scena, documenta attraverso fotografie artistiche l’attività teatrale del Teatro Pretesto tra il 1974 e il 1976 nei tre spettacoli: Azione teatrale, La strada di Muu e l’ultima produzione Ubu re.

Un video, che ripercorre l’esperienza della vita in comune nel casale di Via di Selva Candida e il contesto culturale di quegli anni, fornisce il quadro in cui si è collocata l’attività del gruppo.

Gli autori hanno condiviso negli anni 70, insieme a un folto gruppo di coetanei, eventi e ed iniziative che hanno portato alla fondazione di un gruppo teatrale: il Collettivo Teatro Pretesto, nato nel 1974 dall’unione di studenti universitari romani, di Architettura e di Lettere e Filosofia, cui si aggiungono due registi/animatori teatrali spezzini, Fulvio Acanfora e Luigi Conversa. Questa adesione alle tematiche del teatro sperimentale si rafforza con la decisione di alcuni di loro andare a vivere e lavorare insieme in un casale della periferia della capitale, a Casalotti. Il gruppo dopo alcune rappresentazioni teatrali e due spettacoli rappresentati a Roma, sceglie, non senza contrasti interni, di dedicarsi all’animazione teatrale, in quegli anni sostenuta a Roma dal Teatro Scuola del Teatro di Roma, guidato dal critico teatrale Giuseppe Bartolucci.

LE INSTALLAZIONI

ANAMORFOSI 01 DI ALESSANDRO PANZETTI

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I DISEGNI DI GIANFRANCO FILACCHIONE “LABIRINTI”

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LA SECONDA INSTALLAZIONE “RISPECCHIAMENTO” PRENDE SPUNTO DA QUESTA FOTO

esplicativa copia

 

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LE FOTO DI SCENA COME QUESTA DE “LA STRADA DI MUU”

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 E COME QUELLA DELL’UBU RE

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NEL VIDEO: LA VITA IN COMUNE

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E… IL CONTESTO SOCIO-CULTURALE

immagini mau per contesto

 

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SFERE D’ARTISTA

ABBIAMO PARTECIPATO ALL’INSTALLAZIONE “SFERE D’ARTISTA’ ORGANIZZATA DA SIMONA SARTI DELLA GALLERIA MONTEGIORDANO AL CARPET PER IL “NATALE IN TRIONFALE” CON DUE NOSTRE CREAZIONI DI MICROARTE E DI MICROEDITORIA… E ANCHE ALL’EVENTO DI CHIUSURA CON LA LETTURA DI ALCUNI RACCONTI BREVI DEL ‘BESTIARIO INNATURALE’….

installazione palle di natale2

QUESTA  E’ LA PRIMA SFERA DI STEFANIA INTITOLATA “GIOCHI E STORIE DI GATTI E CANI”

PALLA DI NATALE_stefi

COMPRENDE:

–  Gioco memory di microeditoria sulle Fiabe classiche con 20 tessere (ecco qui una delle tessere riferita alla fiaba dei Fratelli Grimm “Il pigro Cecco”)

–  vari materiali sui gatti: libretto di micro editoria “Piccole storie di Gatti e di Cani”, Mini illustrazione da colorare di Marilena Pasini(qui rappresentata), Rotolino con Canzoni sui gatti, Gatte curiose: minilibretto di poesie sui gatti;   un vecchio libretto pop up sui gatti (Mondadori).

il pigro cecco_grimm

il gatto e la lumaca

QUESTA E’ LA SECONDA SFERA DI MAURIZIO INTITOLATA “CAMMELLI E CALIFFI”:

PALLA DI NATALE_mau

COMPRENDE:  

–  libretto di microeditoria  con due storie da completare su Cammelli e Califfi (il cammello qui rappresentato è di Marilena Pasini)

–  Cilindro con colori a cera

–  Mini Gioco dell’oca con  vecchi animali di legno dell’Africa e dado

cammello_marilena

LETTURA ALL’EVENTO FINALE CON ALTRI POETI E ATTORI

BESTIARIO INNATURALE, INEDITO DI STEFANIA FABRI:

il Bestiario sottintende un animale preciso ma anche allude molto agli umani e ai loro comportamenti tra il naturale e l’innaturale:

“IL CAMBIAMENTO”

Dove era nato? Forse in una terra di non uomini e non animali, nell’eterno tempo del sogno, dove l’unica legge era il cambiamento, lì doveva essere  nato.

In quella terra, raccontò un giorno, la pelle del canguro si era trasformata in lago, la montagna al tramonto cantava usando i ciottoli e le fronde.

Gli spiriti dei non nati sugli alberi la notte attendevano di potersi trasformare in umani. La luna e il corvo si fermavano ad ascoltare il saggio: l’uomo il cui cervello si diceva che fosse di cristallo di rocca. Egli era ritenuto capace di parlare ad ogni creatura della natura, pietra o animale che fosse.

Ma lui era il più strano di tutti, era diverso da tutti. Non era qualcosa di definito, di classificabile, non rifiutava di frugare nella melma, ma all’occorrenza si comportava come un rettile. Era in grado di stare nell’acqua per ore e se messo alla prova mangiava di tutto anche cose schifose. Era in grado di ascoltare i brividi delle foglie che si lamentavano d’ingiallire.

Sapeva di essere il custode del grande segreto e solo a lui il saggio un giorno lo chiese. E solo a lui raccontò l’orribile frastuono del cambiamento, quando i cieli si rovesciarono per creare la terra.

RICORDANDO IL DECENTRAMENTO ANNI 70

Su iniziativa della nostra amica Sabina De Tommasi, si è svolta una giornata di Corso domestico per organizzatori culturali (gratuito ovviamente) a casa nostra, nel nuovo Laboratorio, infatti abbiamo chiuso lo spazio di Bracciano e la nostra attività si svolgerà  in parte a Roma nel quartiere di Monteverde, dove realizzeremo  mostre e seminari nel nuovo MoLL (Monteverde Living Lab) in collaborazione con quella struttura, in parte in giro in altri spazi che ci vorranno ospitare.

Il corso ha avuto due argomenti principali richiesti dai partecipanti: l’esperienza del Teatro Pretesto all’interno del Teatroscuola del Teatro di Roma negli anni ’70, quindi il passaggio dal teatro all’animazione culturale nel cosiddetto ‘decentramento’ e il rapporto tra l’organizzatore culturale e la pubblica amministrazione.

seminario per insegnanti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul primo argomento abbiamo ricordato quanto fosse importante il contesto culturale che accompagnava la nostra esperienza, quanto abbia contato  Giuseppe Bartolucci, sapiente regista di un decentramento totalmente diverso da quello che vedeva portare gli spettacoli nati nel  centro alla periferia. Ed ecco le sue parole dalla rivista “Teatroltre” dedicato al “Decentramento a Roma 1973-1977”, dove sono descritte le esperienze del Collettivo G a Centocelle, di Gioscosfera a Borghesiana, di Ruotalibera a Ostia, del Teatro Pretesto  al Trullo – Montecucco: “la pratica adulta dell’animazione ha sufficienti esempi (’68 a Torino, ’75 a Roma) di fronte a sé per non perdersi e sgomentarsi non tanto dei suoi insuccessi quanto dei suoi passaggi; e questi ultimi dipendono dalle situazioni politiche e culturali in atto oltre che dalle variazioni di crescita e di diffusione dei gruppi nel territorio. (…) In breve non si deve dare adito a chicchessia di mettere assieme assistenza sociale e assistenza artistica con una concreta destinazione ad uso di subalternità… “.

Ecco che una tematica del genere può tornare dal passato a ripresentarsi in qualche modo per esempio proprio quando si ragiona sul famoso ‘bene comune’.  Ma c’è da dire che ammirare un certo tipo di teatro ti porta sempre verso il nesso tra estetica e socialità…

minfarus di eugenio barba

Sul secondo punto la parte amministrativa è stata subito sopravanzata dalla tematica  più politica e sul fatto che nessuno si occupi più di un vero ‘decentramento’ e che si avveri ciò che temeva Bartolucci, cioè che usare le strutture create per questo, come ad esempio i Teatri di cintura, possa servire solo ad attivare semplicemente un circuito…cioè l’antistoria del vero teatro…Noi non dimentichiamo il vero teatro aperto al sociale, come per esempio, l’esperienza del ‘baratto’ di Eugenio Barba nel Salento!

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