LE VOCI DEI LIBRI

In seguito all’approvazione del progetto “Conversazioni in Biblioteca” – Progetto finanziato con la legge regionale 23 ottobre 2009, n.26, di cui al BURL n. 97 del 06/12/2016, e alla successiva rimodulazione del 24/3 u.s., abbiamo realizzato un ciclo di incontri nelle biblioteche del sistema bibliotecario ceretano-sabatino sulle metodologie di promozione della lettura rivolte ai ragazzi e ai giovani adulti in vari contesti, nella scuola e nella biblioteca. In questo modo si è cercato di mettere  in evidenza le ultime riflessioni sulla lettura, anche in ambito digitale, e quindi il quadro generale in cui è necessario collocare la lettura oggi. Lo scopo è stato quello di fornire sia agli operatori (bibliotecari, insegnanti e genitori) che già fanno dei libri e della lettura un punto chiave del loro modus operandi, ancora più strumenti per utilizzare al meglio “le voci dei libri”, gli spunti e le suggestioni, cioè, che la lettura di alcuni libri ci propone. Nel corso di ciascun incontro sono stati illustrati questi princìpi ed è stata proposta un’esercitazione pratica su uno di essi.

Il progetto si è avvalso di alcune riflessioni e premesse che sono fondamentali per comprendere meglio la lettura nel contesto del contemporaneo. Infatti si è ritenuto che per qualificare le attività di promozione della lettura con i ragazzi e i giovani a scuola e in biblioteca è necessario tenere presente le ultime acquisizioni degli studiosi e le più significative riflessioni che provengono da vari ambiti e quindi delineare un quadro generale a partire da varie suggestioni. In particolare abbiamo ritenuto interessanti le ricerche dei cognitivisti come Maryanne Wolf (autrice del famoso “Proust e il calamaro”, pubblicato da Vita e pensiero), che hanno studiato il funzionamento del cervello umano dando origine ad alcuni interessanti quesiti: il funzionamento del cervello destro che favorisce l’immagine e quello sinistro che favorisce la lettura potrebbero crearci un problema nel futuro? Se il calamaro che ha un unico neurone riesce ad apparire ‘furbo’ dato che riesce a trasmettere segnali con questo primitivo sistema nervoso, non finiremo per ridurci come lui?
Il processo della lettura viene considerato qualcosa di fenomenale dal punto di vista dell’adattamento dagli scienziati neuro-cognitivi. Ciò che vedono minacciata però è ciò che viene definita ‘lettura profonda’, che non significa semplicemente capire quello che si legge, ma attiene piuttosto a quei processi di comprensione sofisticati che definiscono la crescita di un ‘pensiero’. E allora cresce il sospetto che prima di tutto bisogna insegnare a concentrare un’attenzione ormai sfuggente per cogliere alcuni spunti fondamentali per la crescita di un lettore che sarà diverso dal passato, ma che non userà solo le immagini per comunicare come l’uomo preistorico delle caverne.

Abbiamo selezionato perciò 10 principi che consentono al lettore moderno di distinguere diverse modalità di approccio alle letture per sviluppare diverse capacità di concentrarsi sui libri. Nel corso degli incontri i 10 principi sono stati illustrati ai partecipanti e poi è stata realizzata un’esercitazione su uno dei principi individuati, in particolare sul primo e sul settimo.

 

ATTIVITA’ DI LETTURA SECONDO DIECI PRINCIPI

 1. Principio della classificazione alla Perec

Georges Perec in “Pensare/classificare”[1] ha distinto due categorie di letture: «quelle che vanno ad aggiungersi a un’altra occupazione (attiva o passiva), e quelle invece che sono la sola occupazione in quel momento». Queste due modalità sono assolutamente le più praticate, ma non ci rendiamo conto di quanto siano diverse e di come possano essere maggiormente qualificate.

2. Principio del giardino di Epicuro

Secondo quanto ricordato da Adriano Tilgher in “Filosofi antichi”[2], il filosofo greco Epicuro che come sappiamo era attirato dal principio del piacere aveva una stanzuccia dove aveva collocato i testi che gli interessavano sul serio e usava discuterne con altri passeggiando in un giardino. In questo principio vengono valorizzati due elementi fondamentali: il primo riguarda l’ambiente in cui mettere in evidenza i libri preferiti, la propria piccola biblioteca del momento, cioè legata alle riflessioni e alle suggestioni di quel particolare periodo; l’altro riguarda la possibilità di condividerle con una discussione con altri lettori.

  1. Principio di Peter Pan

La studiosa americana Alison Lurie nel libro “Non ditelo ai grandi”[3] ha scoperto che esistono bambini che non vogliono crescere, come Peter Pan[4], cioè diventare grandi la trovano una cosa noiosa, e spesso sono quelli che in materia di lettura fanno le scelte più interessanti perché non scelgono mai i libri che potrebbero piacere ai genitori o agli insegnanti ma solo quelli che in maniera sorprendente divertono soltanto i non adulti. Bisognerà lavorare sulle scelte di questi lettori alla Peter Pan che prima vanno individuati nel grande gruppo e poi si tratterà di far emergere le loro scelte, che dovrebbero essere le meno ovvie e magari capaci di trainare anche gli altri.

  1. Principio di Alice

Come sappiamo l’Alice di Lewis Carroll (e qui ricordiamo la bellissima edizione di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, illustrata da Tenniel)[5], si addormenta davanti a un libro senza figure.  Questo vuol dire che ci dobbiamo dedicare a scegliere libri illustrati che però possano piacere a una ragazzina particolare come Alice, infatti Alice è un’eroina del tutto particolare: lo è perché lascia la tranquillità del noioso pomeriggio al parco per inseguire il Bianconiglio, quindi la novità.  Senza fermarsi lo segue fino a cadere in un mondo sconosciuto: la sua caduta, però, non è un precipitare, ma una discesa lunga, un lento passaggio dal mondo del reale al mondo delle Meraviglie. E’ un eroina anche perché affronta la Regina di Cuori, personaggio che rappresenta il potere e l’autorità come forzatura, però la sconfigge con la forza della consapevolezza e della fiducia in se stessa.

 5 . Principio del ‘sospetto’

Dorothy Sayers, nota scrittrice inglese di gialli, racconta esaminando la “Poetica” di Aristotele[6] che molto semplicemente la ricetta del racconto poliziesco ruota attorno all’inganno del lettore, di indurlo a credere al falso, ma ovviamente non “il falso tanto per dirlo”, ma bensì si deve alimentare nel lettore il principio del ‘sospetto’, facendo attenzione al fatto che il presunto colpevole ‘il manifestatamente sospetto” è di sicuro innocente. Tale principio funziona in generale su ogni tipo di lettura: è un fondamento del piacere della lettura. Nessun finale può essere piacevole se troppo prevedibile.

  1. Principio del buon vicino e del cattivo vicino                                                 Con la cosiddetta ‘legge del buon vicino’ che governava la biblioteca di Aby Warburg, come racconta Ernst Gombrich nel libro su di lui,[7] si può organizzare una piccola ‘biblioteca’ particolare, (ma anche è necessario evitare il ‘cattivo vicino’ secondo Bevilacqua in “La biblioteca di Fort Knox”)[8].Aby Warburg volle fondare una biblioteca che rispecchiasse nel suo ordinamento non la biblioteconomia, ma il pensiero umano. “Il libro conosciuto non è quello di cui si ha bisogno. Quello che gli sta vicino nello scaffale deve allora contenere l’informazione essenziale anche se il suo titolo non lo fa pensare”. Per Bevilacqua invece è possibile costruire un anfiteatro di libri inutili in giardino oppure fare carbonella per il barbecue con i libri che stanno in cantina e che nessuno ha desiderio di leggere.
  1. Principio dell’atlante bizzarro 

 Il collettivo di autori denominato Wu Ming ha realizzato un bel libro per ragazzi dal titolo “Cantalamappa”[9] che partendo da due stralunati personaggi di tardo hippies, grandi viaggiatori, Guido e Adele Cantalamappa, conduce i lettori attraverso avventure incredibili e situazioni paradossali che però, e questo è il grande merito del libro, non sono del tutto immaginari, anzi hanno tutti una chiave assai interessante e realmente verificabile. Partendo da queste avventure ci si può esercitare a trovare in biblioteca luoghi e personaggi particolari. Quello che ci ha colpito di più è stato il viaggio in Portogallo al largo delle cui sponde si trova nel centro dell’Oceano la più grande isola di plastica galleggiante provocata dall’inabissamento di una nave carica di 28.000 giocattoli di plastica, in particolare paperelle.

  1. Principio della carovana nel deserto

Ci siamo ispirati al progetto di Jamila, una libraria del tutto speciale, che ha percorso con la sua Carovana zone desertiche per portare i libri nei luoghi più lontani e dimenticati. Questo denota un grande amore per i libri e per chi ancora non li conosce. La sua storia è raccontata da Fatema Mernissi[10]. Jamila ci racconta la storia incredibile tra passato e innovazione del giornale Dalil-Al- Internet dove si possono trovare rubriche matrimoniali per le ragazze e lavori per i ragazzi.

  1. Principio delle ‘voci’ dei libri

Seguiamo il principio delle differenze culturali che sono una ricchezza da valorizzare  come nel libro di Marco Aime “Una bella differenza”. Si cercherà allora di rappresentare con i libri ‘mondi’ diversi che possano valorizzare le diverse attitudini e  i differenti modi in cui si concretizzano differenze culturali. E anche facciamoci coinvolgere da  “Le voci dei libri” di Ezio Raimondi[11] in cui si racconta di una casa dove non c’erano libri. I libri arrivarono con la scuola e rappresentarono “doni per il futuro”. Quindi da bambino Raimondi coltiva l’idea del libro come creatura vivente, quasi un amico, capace di raccontare un mondo diverso con fantasie straordinarie e ragioni più grandi. Si arriva all’idea che l’uomo comune è un narratore, lo scrittore quindi è capace di far brillare una luce che riguarda tutti. Perciò per Raimondi ci sono libri che ci parlano e la loro voce rimane impressa nella nostra memoria, ci accompagnano dall’infanzia e via via se ne aggiungono altri…

  1. Principio dello scambio

Il principio dello scambio delle letture è stato ben identificato da Piero Innocenti in “La pratica del leggere”[12] come mezzo di adeguamento ad un’altra intellettualità. Innocenti cita la poetessa Emily Dickinson e la cognata Sue, che lo praticavano con grande soddisfazione. All’inizio del libro Innocenti racconta che ad una sua amica chiese: “Che cos’è per te la lettura?” e l’altra lì per lì sconcertata rispose. “Confrontarsi, imparare, provare ciò che non proverei mai, vivere cose che un altro ha vissuto, passare il tempo”. Nel tempo Innocenti ha capito che quell’amica gli aveva risposto allo stesso modo di Sartre che dichiarò di aver cominciato a vivere con i libri e con quelli voleva terminarla.

[1] Georges Perec, Pensare/classificare, Milano, Rizzoli, 1989.

[2] Adriano Tilgher, Filosofi antichi, Roma, Atlantide, 2016

[3] Alison Lurie, Non ditelo ai grandi, Milano, Mondadori, 1993 (oggi fuori catalogo).

[4] J. M. Barrie, Peter Pan nei giardini di Kensington, Milano, Rizzoli, 1981

[5] Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, Milano, Gribaudo, 2015 (J. Tenniel – Illustratore)

[6] Dorothy Sayers, “Aristotele e la detective story” conferenza citata in: Renzo Cremante, Loris Zambelli, La trama del delitto. Teoria e analisi del racconto poliziesco, Parma. Pratiche Editrice, 1980, pagg 65-76.

[7] Ernst H. Gombrich, Aby Warburg. Una biografia intellettuale, Milano, Feltrinelli, 2003.

[8] Emanuele Bevilacqua, La biblioteca di Fort Knox, Roma, Cooper, 1994.

[9] Wu Ming, Cantalamappa. Atlante bizzarro di luoghi e storie curiose, Milano, Mondadori Electa, 2015.

[10] Fatema Mernissi, Karawan. Dal deserto al web, Firenze, Giunti, 2004.

[11] Ezio Raimondi, Le voci dei libri, Bologna, Il Mulino, 2012.

[12] Piero Innocenti, La pratica del leggere, Milano, Editrice Bibliografica, 1989.

 

 

 

 

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FORME INVERSE # 2

locandina web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACCADEMIA RAFFAELLO  –  URBINO

CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI “URBINO E LA PROSPETTIVA”

ALESSANDRO PANZETTI   FORME INVERSE # 2

A cura di Maurizio Caminito e Stefania Fabri

URBINO / BOTTEGA DI GIOVANNI SANTI 5 – 27 SETTEMBRE 2015

inaugurazione 5 settembre ore 17.30

Nel Rinascimento, o nel caso dei virtuosismi prospettici manieristi e barocchi, la tecnica dell’anamorfismo era usata per nascondere significati riservati solo a pochi iniziati. L’accento in quel caso era posto sull’illusione, su un ordine che manifestava, e allo stesso tempo nascondeva ambiguamente, una componente surreale e a volte esoterica.

La ricerca di Alessandro Panzetti, che in questa mostra nella casa natale di Raffaello si sostanzia attraverso installazioni e ‘quadri’ anamorfici, riguarda le ‘forme inverse’, il cui significato è legato all’ambiguità del segno e alla molteplicità d’interpretazione che il segno stesso può generare. È così che l’architetto Panzetti, che è anche musicista e filmaker, trova un’intelligente e fascinosa sintesi nelle sue ‘opere anamorfiche’. Le installazioni riescono in maniera emblematica a ingannare e disorientare l’osservatore-fruitore. Gli studi realizzati da Alessandro Panzetti sull’uso rovescio della geometria descrittiva gli sono serviti non per descrivere banalmente un oggetto tridimensionale semplificandone la lettura, ma, al contrario, per evidenziare la molteplicità d’interpretazione di un segno bidimensionale se considerato come proiezione su un piano, di uno spazio tridimensionale. Tutto ciò assume un significato metaforico avvincente e ambiguo ancor più se la sperimentazione è applicata anche alla visione binoculare ovvero alle proiezioni stereoscopiche, quelle, da lui definite, “ombre doppie”.

Bottega di Giovanni Santi via Raffaello 57- 61029 URBINO (PU) tel. e fax 0722320105

Orari mostra: 9-12.30; 15-18.30; domenica e festivi: 10-12.30

Per informazioni: studiodoppio@libero.it

PERCORSO DELLA MOSTRA

PIANTA finale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Anamorfosi 01 un’unica anteriore realtà dalla frase di Fernando Pessoa “Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in riflessi falsi un’unica anteriore realtà che non è in nessuno ed è in tutti”
  •  “Anamorfosi 02a”   co-incidenze platoniche facendo riferimento ai due solidi platonici, cubo e ottaedro presenti.
  •   “Anamorfosi 02b”  co-incidenze cinetiche facendo riferimento alla rotazione del ramo che genera i cerchi
  •  “Anamorfosi 03”  doppia simmetria
  •  “Anamorfosi tetraprospettica” facendo riferimento a una sorta di ‘geometria della percezione’
  •  “Ombre doppie“:  ombra doppia, memoria di un cubo 1 (e 2)  e ombra doppia, memoria di un tetraedro 1 (e2) facendo riferimento al fatto  che la loro corretta visione svela un oggetto nascosto, quello che le ha generate.
  • Video e materiali di documentazione

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ANAMORFOSI 01

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ANAMORFOSI TETRAPROSPETTICA

 

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OMBRE DOPPIE

 

Breve biografia di Alessandro Panzetti

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nato a  Roma il 15 dicembre 1949, vive e lavora in via Selva Candida n.311 a Roma

tel. 06/61562605; e.mail: studiodoppio@libero.it

Laureatosi in Architettura nel 1980, Alessandro Panzetti prima di impegnarsi nell’insegnamento delle tecniche artistiche si è distinto nelle attività creative quale il teatro, partecipando alle attività del Teatro Pretesto, incaricato dal Teatroscuola del Teatro di Roma per attività teatrali nelle periferie urbane. Nello stesso tempo ha coltivato le sue capacità nell’ambito musicale, sia sviluppando l’uso di vari strumenti sia con uno studio sulla musica popolare per due anni al Conservatorio di Roma nel corso tenuto da Boris Porena. È stato capace di unire la ricerca prospettica tipica dell’architettura con l’immagine in movimento. Ha realizzato così numerosi film di animazione, che hanno ricevuto premi anche a livello internazionale,  in cui ha sperimentato un linguaggio in grado di unire la ricerca sulle immagini in movimento  ed effetti particolarmente suggestivi dal punto di vista visuale. Ha unito alla ricerca grafica l’abilità nel gestire le innovazioni tecnologiche, cosa che ha realizzato anche nell’insegnamento con i giovani all’Istituto d’Arte di Pomezia. Ha realizzato corsi per il MIUR e ha preso parte a  progetti europei sul cinema d’animazione. Ultimamente ha partecipato a tre mostre:

  • nel marzo 2013 alla Mostra Inthebox4 nella Galleria Margini e Segni di Bracciano  con la realizzazione di una ‘valigia’ artistica piena di materiali  in grado di raccontare la storia di un gruppo teatrale degli anni Settanta;
  • nel maggio 2013 alla Mostra Inthebox All Sessions al Lanificio 159 a Roma;
  • nel giugno 2014 alla Mostra Con il Pretesto del Teatro nello spazio di MoLL- Monteverde Living Lab, Roma, con l’installazione Anamorfosi 01

Nel dicembre 2014 ha realizzato la sua personale nello Spazio 311b a Roma intitolata Forme inverse in cui ha presentato tre installazioni, i suoi studi e le sue videoproiezioni sull’anamorfosi. E ora grazie all’invito dell’architetto Gianni Volpe, amico dei tempi degli studi di architettura, è stato possibile realizzare la mostra arricchita di altri lavori e di nuove riflessioni nel bellissimo spazio dell’Accademia Raffaello a Urbino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PAPPAGALLO MIRACOLOSO TRA ARTE E FIABA

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                                    L’Arte racconta…”Il pappagallo miracoloso”

                              inaugurazione sabato 13 dicembre 2014 ore 16,00

                                            Stazione di Ottavia – Roma

L’arte racconta…”Il pappagallo miracoloso” è il titolo della mostra che da sabato 13 dicembre  al 6 gennaio, presso la  Stazione di Ottavia, ha dato il via al periodo di festività natalizie. Più di 20 artisti presenti e  la collaborazione di alunni di due scuole  che, con le loro opere, hanno interpretato una storia di fantasia, scritta da Stefania Fabri e ambientata proprio nella Stazione di Ottavia. L’ inaugurazione dell’evento, alle ore 16,00, avverrà alla presenza dell’Assessore alla Cultura Marco Della Porta e di Stefania Fabri.

Il quadrante nord ovest di Roma, attraverso questo inedito luogo, ha potuto mettere in sintonia tanti fattori differenti, dal denominatore comune: offrire cultura partendo da motivazioni che fanno leva su temi sociali. E’ stato possibile realizzare tutto ciò grazie a RFI, al sempre attivo Assessore alla Cultura Marco Della Porta, alla ideatrice e curatrice di questi eventi Simona Sarti, alla Associazione Movimento Artisti Arte per, che hanno intercettato la sintonia esistente tra il  territorio e realtà come le scuole e i singoli cittadini senza limiti di età, in un laboratorio dall’ambizioso progetto che si muove tra artisti e nuove forze emergenti. Una inversa tendenza di impegno e speranza fanno sì che Ottavia testimoni il cambiamento e l’arricchimento della periferia come democrazia culturale .

Artisti partecipanti: Isabella Angelini, Luca Baseggio, Alessandra Bilotta, Carla Cantatore, Roberta Cavagnoli, Norberto Cenci, Eleonora Del Brocco, Armanno Fast Fasteni, Giulia Galatone, Giovanna Gandini, Adriano Gentili, Florian Heymann, Metello Iacobini, Marina Mannoni, Paolo Andrea Pandolfi, Michel Patrin, Elisabetta Piu, Marialuisa Ricciuti, Paolo Ronchi, Simona Sarti, Eugenia Serafini, Grazia Sernia, Caterina Vitellozzi, gli aulunni di una quinta dell’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria e gli alunni della sezione verde della Scuola dell’Infanzia ” Camilla Ravera”.

La mostra rimarrà aperta nei giorni 15 – 17 – 19 – 29 dicembre 2014 e 2 gennaio 2015 dalle ore 17,00 alle 19,00 e su appuntamento a: stazioneottavia@nuoviquartieri.it

I lavori degli artisti (collocati su delle basi) e quelli dei ragazzi (appesi alle pareti) erano tutti organizzati in ‘scatole’ e seguivano passo passo il racconto scandito secondo le ‘funzioni’ della fiaba di Propp :l’allontanamento, il divieto, la disubbidienza, la partenza, l’oggetto magico,la prova (o il bivio), l’antagonista, la vittoria, la persecuzione, il compito difficile, il falso eroe, il lieto fine.

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E’ un esperimento molto riuscito e anche un modello virtuoso che riesce ad abbinare l’arte  realizzata dagli artisti, la creatività dei bambini, la fiaba ispirata alle fiabe classiche ma moderna, ambientata in un luogo, vale a dire la stazione ferroviaria di un quartiere periferico, come quello di Ottavia e in più la gente del quartiere, che ha piacevolmente partecipato portando anche dolci e bevande.

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LA MOSTRA SUL “PRETESTO”

Stiamo lavorando all’allestimento a Moll (Monteverde Living Lab, lo spazio a via Andre Busiri Vici a Roma) della mostra sull’espansione della nostra box  “Era tutto un pretesto”.

Tutta la parte del cosiddetto “contesto” andrà su video…

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Insieme anche alla parte della cosiddetta “Vita in comune”

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Mentre al teatro saranno dedicati due ‘sezioni”: una per l’installazione “Environment” che facemmo allo Studio della Stazione Vaticana, rivisitata con un progetto strepitoso e l’altra dedicata al nostro teatro ‘povero’….

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RICORDANDO IL DECENTRAMENTO ANNI 70

Su iniziativa della nostra amica Sabina De Tommasi, si è svolta una giornata di Corso domestico per organizzatori culturali (gratuito ovviamente) a casa nostra, nel nuovo Laboratorio, infatti abbiamo chiuso lo spazio di Bracciano e la nostra attività si svolgerà  in parte a Roma nel quartiere di Monteverde, dove realizzeremo  mostre e seminari nel nuovo MoLL (Monteverde Living Lab) in collaborazione con quella struttura, in parte in giro in altri spazi che ci vorranno ospitare.

Il corso ha avuto due argomenti principali richiesti dai partecipanti: l’esperienza del Teatro Pretesto all’interno del Teatroscuola del Teatro di Roma negli anni ’70, quindi il passaggio dal teatro all’animazione culturale nel cosiddetto ‘decentramento’ e il rapporto tra l’organizzatore culturale e la pubblica amministrazione.

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Sul primo argomento abbiamo ricordato quanto fosse importante il contesto culturale che accompagnava la nostra esperienza, quanto abbia contato  Giuseppe Bartolucci, sapiente regista di un decentramento totalmente diverso da quello che vedeva portare gli spettacoli nati nel  centro alla periferia. Ed ecco le sue parole dalla rivista “Teatroltre” dedicato al “Decentramento a Roma 1973-1977”, dove sono descritte le esperienze del Collettivo G a Centocelle, di Gioscosfera a Borghesiana, di Ruotalibera a Ostia, del Teatro Pretesto  al Trullo – Montecucco: “la pratica adulta dell’animazione ha sufficienti esempi (’68 a Torino, ’75 a Roma) di fronte a sé per non perdersi e sgomentarsi non tanto dei suoi insuccessi quanto dei suoi passaggi; e questi ultimi dipendono dalle situazioni politiche e culturali in atto oltre che dalle variazioni di crescita e di diffusione dei gruppi nel territorio. (…) In breve non si deve dare adito a chicchessia di mettere assieme assistenza sociale e assistenza artistica con una concreta destinazione ad uso di subalternità… “.

Ecco che una tematica del genere può tornare dal passato a ripresentarsi in qualche modo per esempio proprio quando si ragiona sul famoso ‘bene comune’.  Ma c’è da dire che ammirare un certo tipo di teatro ti porta sempre verso il nesso tra estetica e socialità…

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Sul secondo punto la parte amministrativa è stata subito sopravanzata dalla tematica  più politica e sul fatto che nessuno si occupi più di un vero ‘decentramento’ e che si avveri ciò che temeva Bartolucci, cioè che usare le strutture create per questo, come ad esempio i Teatri di cintura, possa servire solo ad attivare semplicemente un circuito…cioè l’antistoria del vero teatro…Noi non dimentichiamo il vero teatro aperto al sociale, come per esempio, l’esperienza del ‘baratto’ di Eugenio Barba nel Salento!

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L’ESPANSIONE DELLE BOX

Ecco un’immagine significativa della box di Sabina De Tommasi, immersione nell’atto quotidiano del fare il pane ma anche l’immaginario collegato a questo…

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La nostra nuova linea editoriale che praticheremo nel nuovo spazio a Roma, Monteverde Living Lab, insieme ad un’altra associazione culturale, sarà quella di ‘espandere’ o ‘esplodere’ le nostre box e da lì nasceranno anche altre cose, come laboratori e incontri per approfondire tematiche e dettagli tutt’altro che di contorno.

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E sarà possibile approfondire periodi precisi della storia di una generazione, esaminare da vicino documenti e immagini, ma anche fantasiose ricostruzioni artistiche, ripensamenti ed elaborazioni di atteggiamenti e ricordi, ma anche visioni dell’oggi, del quotidiano, intuizioni che servono per migliorare se stessi….

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 Volare alto ma senza perdere la concentrazione su quello che ci serve oggi…Individuare piste e segnalare ostacoli…soprattutto del pensiero. Arte e quotidiano, immaginario e comportamento.

IL PRETESTO DEL VIAGGIO ALL’INDIETRO

Condivisione della valigia come box del recupero di una storia degli anni ’70…

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I vari documenti nella valigia come ricerca di un percorso creativo sul teatro e sul vissuto di un collettivo

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Nei libri self publishing… un copione teatrale scritto da noi de “La strada di Muu”, documenti sulla vita al Casale di Selva Candida in “Vita in comune”, quello che ci interessava e ci piaceva documentato ne “Il contesto del Pretesto”, il passaggio all’animazione come scelta politica verso il sociale…

libretti

 Vita in comune

Fusco+carriola..

Dai ‘racconti’ contenuti in “Vita in comune”

 I Pionieri scelsero Borgochiaro come loro dimora. Chi cerca un’abitazione scorre accuratamente gli annunci. Chi poi deve trovarla per sé ed anche altre persone si sofferma a considerare solo quelle piuttosto spaziose. E se non ha quattrini da spendere ma idee ambiziose e progetti innovatori può addirittura imbattersi in qualcosa di speciale: non una casa ma un pianeta. Questo pianeta aveva l’aspetto di un casale rustico male in arnese, ma gli occhi dei pionieri che sanno guardare lontano, lo videro come sarebbe stato in futuro.

Da “Il contesto del Pretesto”: primo concerto rock a Caracalla

il primo concerto rock a Caracalla

“La strada di Muu”: Il copione realizzato con la tecnica della ‘scrittura collettiva’, un misto di ricordi d’infanzia, Shakespeare, l’antropologia strutturale, poeti greci…: allestimento minimale

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Quarto libretto “L’animazione” dove si racconta anche del mitico “Storia di re, draghi, ciarlatani e popolo in rivolta”!…

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