LA MOSTRA CONFIGURAZIONE #1 A VITERBO

 

CONFIGURAZIONE # 1

13 -21 maggio 2017

Palazzo degli Alessandri, Piazza San Pellegrino, Viterbo

 

A Palazzo degli Alessandri, nello storico quartiere di San Pellegrino nel cuore medievale di Viterbo, ecco la mostra d’esordio del gruppo CO.A.LA, Consorzio Artisti del Lago, dal titolo CONFIGURAZIONE # 1.

Il gruppo, composto da otto artisti legati tra loro da una comune provenienza, il territorio che gravita intorno al lago di Bracciano, nasce come proposta per far conoscere le realtà d’arte che da anni operano in quel territorio. I componenti del Gruppo CO.A.LA.,  Loredana Baldin, Enrico Bertorotta, Annele Giovanetti, Mauro Magni, Maria Carla Mancinelli, Mirna Manni, Massimo Melloni, Gloria Tranchida, artisti diversi, ma uniti dalla necessità di “leggere” il tempo contemporaneo, propongono le ultime realizzazioni del loro percorso artistico confrontandosi tra di loro e con il pubblico in una esposizione di opere pittoriche, sculture e installazioni che esaltano il valore degli spazi. CO.A.LA. nasce dalla felice esperienza della galleria ARTIDEC, un’importante realtà culturale che per anni ha animato la vita artistica di Bracciano. Gli artisti presenti provano a rinnovare l’incontro tra loro, includendo nuove personalità di sicuro valore.

La mostra, che gode del Patrocinio della Provincia di Viterbo, è in programma dal 13 al 21 maggio 2017. L’organizzazione della mostra è a cura di Margini e Segni.

Orari: dal lunedì al venerdì ore 17.00 – 20; sabato e domenica ore 11.00 – 20.00.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal catalogo della mostra : “Questa creatività artistica, animata da più stili e forme, tutta concentrata sul sentimento del contemporaneo, può realizzarsi concretamente in questo spazio così pieno di storia con artisti accomunati da una ricerca puntuale sul linguaggio. Nelle quattro sale di questo antico palazzo seguiamo un percorso immaginario che ci conduce dalla grande sala con le visioni sul futuro di Massimo Melloni e Maria Carla Mancinelli a quella del camino dove troviamo le fantasie primigenie di Mauro Magni e di Annele Giovanetti. Proseguendo nella sala delle nicchie si confrontano le sculture tribali di Mirna Manni e la tecnica del recupero di Gloria Tranchida. Nella sala vicino alle scale ecco invece le piccole sculture svettanti di Loredana Baldin. Disseminati nei vari spazi ci attendono misteriosi i ‘sassi’ di Enrico Bertorotta.” (SF)

 

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FORME INVERSE # 2

locandina web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACCADEMIA RAFFAELLO  –  URBINO

CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI “URBINO E LA PROSPETTIVA”

ALESSANDRO PANZETTI   FORME INVERSE # 2

A cura di Maurizio Caminito e Stefania Fabri

URBINO / BOTTEGA DI GIOVANNI SANTI 5 – 27 SETTEMBRE 2015

inaugurazione 5 settembre ore 17.30

Nel Rinascimento, o nel caso dei virtuosismi prospettici manieristi e barocchi, la tecnica dell’anamorfismo era usata per nascondere significati riservati solo a pochi iniziati. L’accento in quel caso era posto sull’illusione, su un ordine che manifestava, e allo stesso tempo nascondeva ambiguamente, una componente surreale e a volte esoterica.

La ricerca di Alessandro Panzetti, che in questa mostra nella casa natale di Raffaello si sostanzia attraverso installazioni e ‘quadri’ anamorfici, riguarda le ‘forme inverse’, il cui significato è legato all’ambiguità del segno e alla molteplicità d’interpretazione che il segno stesso può generare. È così che l’architetto Panzetti, che è anche musicista e filmaker, trova un’intelligente e fascinosa sintesi nelle sue ‘opere anamorfiche’. Le installazioni riescono in maniera emblematica a ingannare e disorientare l’osservatore-fruitore. Gli studi realizzati da Alessandro Panzetti sull’uso rovescio della geometria descrittiva gli sono serviti non per descrivere banalmente un oggetto tridimensionale semplificandone la lettura, ma, al contrario, per evidenziare la molteplicità d’interpretazione di un segno bidimensionale se considerato come proiezione su un piano, di uno spazio tridimensionale. Tutto ciò assume un significato metaforico avvincente e ambiguo ancor più se la sperimentazione è applicata anche alla visione binoculare ovvero alle proiezioni stereoscopiche, quelle, da lui definite, “ombre doppie”.

Bottega di Giovanni Santi via Raffaello 57- 61029 URBINO (PU) tel. e fax 0722320105

Orari mostra: 9-12.30; 15-18.30; domenica e festivi: 10-12.30

Per informazioni: studiodoppio@libero.it

PERCORSO DELLA MOSTRA

PIANTA finale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Anamorfosi 01 un’unica anteriore realtà dalla frase di Fernando Pessoa “Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici che distorcono in riflessi falsi un’unica anteriore realtà che non è in nessuno ed è in tutti”
  •  “Anamorfosi 02a”   co-incidenze platoniche facendo riferimento ai due solidi platonici, cubo e ottaedro presenti.
  •   “Anamorfosi 02b”  co-incidenze cinetiche facendo riferimento alla rotazione del ramo che genera i cerchi
  •  “Anamorfosi 03”  doppia simmetria
  •  “Anamorfosi tetraprospettica” facendo riferimento a una sorta di ‘geometria della percezione’
  •  “Ombre doppie“:  ombra doppia, memoria di un cubo 1 (e 2)  e ombra doppia, memoria di un tetraedro 1 (e2) facendo riferimento al fatto  che la loro corretta visione svela un oggetto nascosto, quello che le ha generate.
  • Video e materiali di documentazione

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ANAMORFOSI 01

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ANAMORFOSI TETRAPROSPETTICA

 

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OMBRE DOPPIE

 

Breve biografia di Alessandro Panzetti

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nato a  Roma il 15 dicembre 1949, vive e lavora in via Selva Candida n.311 a Roma

tel. 06/61562605; e.mail: studiodoppio@libero.it

Laureatosi in Architettura nel 1980, Alessandro Panzetti prima di impegnarsi nell’insegnamento delle tecniche artistiche si è distinto nelle attività creative quale il teatro, partecipando alle attività del Teatro Pretesto, incaricato dal Teatroscuola del Teatro di Roma per attività teatrali nelle periferie urbane. Nello stesso tempo ha coltivato le sue capacità nell’ambito musicale, sia sviluppando l’uso di vari strumenti sia con uno studio sulla musica popolare per due anni al Conservatorio di Roma nel corso tenuto da Boris Porena. È stato capace di unire la ricerca prospettica tipica dell’architettura con l’immagine in movimento. Ha realizzato così numerosi film di animazione, che hanno ricevuto premi anche a livello internazionale,  in cui ha sperimentato un linguaggio in grado di unire la ricerca sulle immagini in movimento  ed effetti particolarmente suggestivi dal punto di vista visuale. Ha unito alla ricerca grafica l’abilità nel gestire le innovazioni tecnologiche, cosa che ha realizzato anche nell’insegnamento con i giovani all’Istituto d’Arte di Pomezia. Ha realizzato corsi per il MIUR e ha preso parte a  progetti europei sul cinema d’animazione. Ultimamente ha partecipato a tre mostre:

  • nel marzo 2013 alla Mostra Inthebox4 nella Galleria Margini e Segni di Bracciano  con la realizzazione di una ‘valigia’ artistica piena di materiali  in grado di raccontare la storia di un gruppo teatrale degli anni Settanta;
  • nel maggio 2013 alla Mostra Inthebox All Sessions al Lanificio 159 a Roma;
  • nel giugno 2014 alla Mostra Con il Pretesto del Teatro nello spazio di MoLL- Monteverde Living Lab, Roma, con l’installazione Anamorfosi 01

Nel dicembre 2014 ha realizzato la sua personale nello Spazio 311b a Roma intitolata Forme inverse in cui ha presentato tre installazioni, i suoi studi e le sue videoproiezioni sull’anamorfosi. E ora grazie all’invito dell’architetto Gianni Volpe, amico dei tempi degli studi di architettura, è stato possibile realizzare la mostra arricchita di altri lavori e di nuove riflessioni nel bellissimo spazio dell’Accademia Raffaello a Urbino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storie di sarti, nasi lunghi e fantasmi benevoli

 

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Mostra di illustrazioni inedite di tre fiabe della tradizione classica

a cura di Stefania Fabri e Maurizio Caminito

Monteverde Living Lab 13 marzo ore 18.00 – 24 aprile 2015

“L’ago” di Luigi Capuana illustrato da Rosalba Catamo

“Il compagno di viaggio” di Andersen, illustrato da Orsola Damiani

“Desiderio e Vezzosetta” di Madame de Beaumont illustrato da Marilena Pasini

La fiaba ha fornito ispirazione a moltissimi autori di tutti i tempi da Barrie a Borges. La fiaba ha saputo essere sia trasgressiva e crudele che rassicurante e consolatoria. Da quella di magia a quella della tradizione orale è sempre stata fonte di interessanti interpretazioni “fantastiche” della realtà, svelandone spesso le ambiguità e la falsità e andando a indagare ogni mistero e ogni segno del destino.

Nella mostra sono rappresentate tre fiabe della tradizione letteraria assai suggestive e anche molto particolari: “L’ago” di Luigi Capuana, illustrata da Rosalba Catamo, “Desiderio e Vezzosetta” di Madame de Beaumont, illustrata da Marilena Pasini e “Il compagno di viaggio” di Andersen, illustrato da Orsola Damiani. Queste fiabe sono state scelte dai curatori come esemplificative di storie in cui il magico si mescola con il noir, il comico si mescola con il fantastico.

La ricerca che proponiamo è quella di costruire una sottile linea di unione tra la fiaba e il racconto moderno, dove il fantastico rende una qualche forma di giustizia alla verità e alla voglia di conoscenza. E sono proprio i luoghi ad essere la maggiore fonte d’ispirazione per gli scrittori del fantastico: dalle case strane agli alberi contorti, dai cimiteri ingrigiti dal tempo alle strade che non finiscono mai. E sono anche i luoghi della città contemporanea che possono sviluppare storie fantastiche dall’effetto sorprendente. Perciò la storia de “L’ago magico” che valorizza la modesta arte del piccolo sarto e che si svolge in una ‘botteguccia’ qualsiasi, ci porta a riconsiderare l’ovvio e il marginale.

Quella di “Desiderio e Vezzosetta”, dove per aver pestato la coda a un gatto si scatena una serie di incredibili vicende tra il comico e il tragico, ci ricorda come la vergogna per i nostri difetti possa causarci gravi danni e come la paura del ridicolo sia alla base di numerosi nostri comportamenti.

Nella fiaba de “Il compagno di viaggio” che esplora il mistero per eccellenza, cioè la morte, la storia si svolge in compagnia di un fantasma riservato ma benevolo e racconta di un terribile sortilegio: il tutto immerso in un’atmosfera ‘noir’, degna di un racconto dell’orrore.  L’avventura comincia in un cimitero e poi continua raccontando di crudeltà di vario genere di fronte a un unico, modesto eroe, il nostro protagonista, che dimostra una semplicità e una rettitudine così naturale da sembrare assurda. Non è molto moderno tutto ciò?

E perché l’editoria contemporanea non torna su queste fiabe mostrandone tutta la modernità ‘filosofica’ ed esistenziale?  E soprattutto perché non interessa più all’editoria per l’infanzia quella capacità attraverso l’illustrazione di svelarne i segreti, i reconditi suggerimenti per un pubblico di tutte le età?

Perché non raccontiamo più fiabe? Perché le vediamo numerose solo al cinema modernizzate in maniera ridicola? Perché questo immaginario meraviglioso e per niente ovvio lo vediamo banalizzato e reso stupidamente moderno, quando è anticamente sapiente? Questi sono i nostri ragionamenti che la nostra mostra ha svelato efficacemente!

Catalogo stampato in proprio a cura di Margini e Segni.

per comunicazioni: marginiesegni@alice.it

 

 

 

FORME INVERSE: L’ANAMORFOSI TRA ILLUSIONE E SIMMETRIA

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FORME INVERSE

Installazioni, studi, videoproiezioni una mostra di Alessandro Panzetti

a cura di Maurizio Caminito e Stefania Fabri – Spazio 311b, via di Selva Candida, 311b Roma – 20 dicembre 2014 – 2 gennaio 2015

La ricerca di Alessandro Panzetti, che in questa mostra si sostanzia attraverso tre installazioni e un video, riguarda l’anamorfosi prospettica, che viene studiata e realizzata in ‘forme inverse’, il cui significato è legato all’ambiguità del segno e alla molteplicità d’interpretazione che il segno stesso può generare. È così che l’architetto Panzetti, che è anche musicista e filmaker, trova un’intelligente e fascinosa sintesi in tre ‘installazioni anamorfiche’. Nella prima, “Anamorfosi 01”, monumentale, già presentata in anteprima alla mostra “Con il pretesto del teatro”, realizzata nello spazio del Monteverde Living Lab a giugno 2014, un’immagine geometrica bidimensionale dà origine a una complessa struttura spaziale articolata e dinamica. La seconda “Anamorfosi 02”, sospende un ottaedro attorno a una sfera generando suggestive doppiezze e linee di colore. La terza “Anamorfosi 03”, che si sviluppa a terra in figure distribuite nello spazio, ricompone nella visione attraverso lenti anaglifiche da due punti di vista differenti, un cubo, che nella realtà non esiste, ricavandolo da figure geometriche, vere e riflesse.

Le tre installazioni riescono in maniera emblematica a ingannare e disorientare l’osservatore-fruitore. Gli studi realizzati da Alessandro sull’uso rovescio della geometria descrittiva gli sono serviti non per descrivere banalmente un oggetto tridimensionale semplificandone la lettura, ma, al contrario, per evidenziare la molteplicità d’interpretazione di un segno bidimensionale se considerato come proiezione su un piano di uno spazio tridimensionale.

Tutto ciò assume un significato metaforico avvincente e ambiguo.

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Per comunicazioni:

studiodoppio@libero.it;

IL PAPPAGALLO MIRACOLOSO TRA ARTE E FIABA

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                                    L’Arte racconta…”Il pappagallo miracoloso”

                              inaugurazione sabato 13 dicembre 2014 ore 16,00

                                            Stazione di Ottavia – Roma

L’arte racconta…”Il pappagallo miracoloso” è il titolo della mostra che da sabato 13 dicembre  al 6 gennaio, presso la  Stazione di Ottavia, ha dato il via al periodo di festività natalizie. Più di 20 artisti presenti e  la collaborazione di alunni di due scuole  che, con le loro opere, hanno interpretato una storia di fantasia, scritta da Stefania Fabri e ambientata proprio nella Stazione di Ottavia. L’ inaugurazione dell’evento, alle ore 16,00, avverrà alla presenza dell’Assessore alla Cultura Marco Della Porta e di Stefania Fabri.

Il quadrante nord ovest di Roma, attraverso questo inedito luogo, ha potuto mettere in sintonia tanti fattori differenti, dal denominatore comune: offrire cultura partendo da motivazioni che fanno leva su temi sociali. E’ stato possibile realizzare tutto ciò grazie a RFI, al sempre attivo Assessore alla Cultura Marco Della Porta, alla ideatrice e curatrice di questi eventi Simona Sarti, alla Associazione Movimento Artisti Arte per, che hanno intercettato la sintonia esistente tra il  territorio e realtà come le scuole e i singoli cittadini senza limiti di età, in un laboratorio dall’ambizioso progetto che si muove tra artisti e nuove forze emergenti. Una inversa tendenza di impegno e speranza fanno sì che Ottavia testimoni il cambiamento e l’arricchimento della periferia come democrazia culturale .

Artisti partecipanti: Isabella Angelini, Luca Baseggio, Alessandra Bilotta, Carla Cantatore, Roberta Cavagnoli, Norberto Cenci, Eleonora Del Brocco, Armanno Fast Fasteni, Giulia Galatone, Giovanna Gandini, Adriano Gentili, Florian Heymann, Metello Iacobini, Marina Mannoni, Paolo Andrea Pandolfi, Michel Patrin, Elisabetta Piu, Marialuisa Ricciuti, Paolo Ronchi, Simona Sarti, Eugenia Serafini, Grazia Sernia, Caterina Vitellozzi, gli aulunni di una quinta dell’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria e gli alunni della sezione verde della Scuola dell’Infanzia ” Camilla Ravera”.

La mostra rimarrà aperta nei giorni 15 – 17 – 19 – 29 dicembre 2014 e 2 gennaio 2015 dalle ore 17,00 alle 19,00 e su appuntamento a: stazioneottavia@nuoviquartieri.it

I lavori degli artisti (collocati su delle basi) e quelli dei ragazzi (appesi alle pareti) erano tutti organizzati in ‘scatole’ e seguivano passo passo il racconto scandito secondo le ‘funzioni’ della fiaba di Propp :l’allontanamento, il divieto, la disubbidienza, la partenza, l’oggetto magico,la prova (o il bivio), l’antagonista, la vittoria, la persecuzione, il compito difficile, il falso eroe, il lieto fine.

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E’ un esperimento molto riuscito e anche un modello virtuoso che riesce ad abbinare l’arte  realizzata dagli artisti, la creatività dei bambini, la fiaba ispirata alle fiabe classiche ma moderna, ambientata in un luogo, vale a dire la stazione ferroviaria di un quartiere periferico, come quello di Ottavia e in più la gente del quartiere, che ha piacevolmente partecipato portando anche dolci e bevande.

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APPARENZE (e figurazioni)

Presentazione della mostra “Apparenze” alla Galleria Il Laboratorio a cura  di Stefania Fabri (settembre 2014), organizzata da Margini e Segni

 

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Niente si addice più dei versi di Rimbaud a questi due artisti intelligenti e profondi, nonché abili tecnicamente ma visionari. In “Veglie” il poeta all’inizio dice “È il riposo illuminato, né febbre né languore, sul letto o sul prato”. E conclude “Sogno intenso e rapido di gruppi sentimentali con esseri di tutti i caratteri tra tutte le apparenze.”

Ma tutta la mostra può essere descritta con le parole dei poeti.

“Dall’immagine tesa” alla luce “della memoria fredda e planetaria”

Clemente Rebora ha detto qualcosa che si attaglia bene ai paesaggi apparentemente tranquilli di Maria Carla Mancinelli, in cui possiamo riscontrare la presenza di ‘immagini tese’. Nella sua poesia “Dall’immagine tesa” troviamo una chiave interpretativa: “Dall’immagine tesa/ vigilo l’istante/ con imminenza di attesa – e non aspetto nessuno” e poi: “fra quattro mura/ stupefatte di spazio/ più che un deserto/ non aspetto nessuno”.  È questa l’emozione estetica trasmessa dai dipinti di Maria Carla Mancinelli, realizzati con garze, strati di cemento bianco e bitume: non c’è nessuno da aspettare in questi spazi apparentemente tranquilli. I paesaggi di città geometriche ma intrinsecamente caotiche, rischiarati da una  luna invadente o da un sole pallido emergono dalla creatività di Maria Carla Mancinelli con un’ingannevole senso di calma e di attesa. Come dice Silvia Plath in “The moon and the yew tree”, “La luna non è una porta, ma precisamente una faccia/ bianca come una nocca e terribilmente sconvolta. / Attira il mare come un buio relitto, tranquilla/nell’O della sua bocca spalancata e disperata.” E all’inizio aveva detto “Questa è la luce della memoria fredda e planetaria”. Questa luce straordinaria per essere allo stesso tempo fredda e quieta è la cifra intensa e significativa di queste opere. E anche le piccole sculture sembrano partecipare di questo senso di attesa e di mancanza di aspettative allo stesso tempo, partecipi di una memoria antica, ‘fredda e planetaria’, che ci lascia come risorsa solo una concentrata contemplazione di un caos ordinato e misterioso.

“Figurazioni di un’antichissima libera vita”: Prefiche, Erinni e colonne

Nei “Canti Orfici” Dino Campana evoca qualcosa che Massimo Melloni ha saputo avverare nelle opere di questa mostra: “E allora figurazioni di un’antichissima libera vita, di enormi miti solari, di stragi di orgie si crearono davanti al mio spirito. Rividi un’antica immagine, una forma scheletrica vivente per la forza misteriosa di un mito barbaro, gli occhi gorghi cangianti vividi di linfe oscure, nella tortura del sogno scoprire il corpo vulcanizzato”. Le sue tre grandi Prefiche, così oscure e incombenti sono straordinariamente solitarie e, attorniate dai dipinti, denominati ‘colonne’, configurano uno spazio unico, dove assieme alla reverenza che implicano le tre incombenti figure proviamo anche un senso di ‘teatro’, nella figurazione di un tempio che intende soggiogarci più irridendo alle nostre incertezze che puntando alle nostre paure. E allora ci viene in mente Rudyard Kipling e la sua bella poesia “I creatori di favole”: “Quando tutto il mondo vuol tenere segreto qualcosa, / poiché la Verità è di rado amica della folla,/ Gli uomini scrivono favole, come fece il vecchio Esopo/ Irridendo ciò che nessuno osa nominare ad alta voce.” Così le tre grandi Prefiche assieme alle piccole Erinni attorniate dalle astratte ‘colonne’ e dai lontani ‘orizzonti’ sono lì forse per prenderci in giro, soggiogandoci con il loro rituale astratto.

 

 

APPARENZE mostra di pittura e scultura

La città della luna bianca ridotto

Maria Carla Mancinelli “La città della luna bianca”

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Massimo Melloni “Prefiche”

OPERE DI MARIA CARLA MANCINELLI E MASSIMO MELLONI

 Galleria “Il Laboratorio” – Via del Moro, 49 – Roma

 A cura di Stefania Fabri 

Inaugurazione martedì 16 Settembre 2014 ore 18.00-21

Finissage domenica 21 Settembre 2014 ore 11-21

Orari mar. merc. giov. ven. sab. 18.00-21.00 – dom. 11.00 – 21.00

La mostra “Apparenze” propone due artisti, Maria Carla Mancinelli e Massimo Melloni, accomunati dalla stessa attenzione alla tecnica, molto accurata, che si dispiega in vari strati di materiali e colore, e da una poetica che mischia il disincanto con la meraviglia. Le straordinarie capacità di questi due artisti si manifestano anche nelle loro mirabili e magiche sculture, dove Massimo Melloni enfatizza a un livello antropologico e favolistico le sue grandi Prefiche, rappresentazioni di un dolore prezzolato, e le sue piccole Erinni, rappresentazioni di un mondo di piccole vendette, mentre Maria Carla Mancinelli propone un piccolo popolo di figurazioni attonite, ma graziosamente modellate (come ad esempio “L’attesa” con una figura femminile incinta) che sembrano popolare il mondo descritto dai suoi dipinti, cioè gelidamente lunare.

Nell’allestimento della mostra Massimo Melloni crea una sorta di tempio con sette tele verticali che rappresentano le ‘colonne’, dove le grandi Prefiche incombono mentre le piccole Erinni minacciano, e però accanto ci sono pure tre dipinti che rappresentano gli ‘orizzonti’ o ‘confini’, che offrono l’opportunità di sfuggire alla fascinazione del Tempio.

Maria Carla Mancinelli in due punti di ‘visione’ allestisce attraverso i suoi sette dipinti uno scenario di paesaggi vuoti di vita e illuminati da una luna che espande una luce falsamente benefica, davanti al quale le sue sei sculture paiono rappresentare la memoria di esseri dalla vita fantasiosa, che però li ha svuotati per renderli leggeri e privi di anima.

Ufficio Stampa: Margini e Segni  www.marginiesegni.wordpress.commarginiesegni@alice.it

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Maria Carla Mancinelli “Uomo in trappola”

Digital Camera

Massimo Melloni “Orizzonte”