RACCONTI FANTASTICI DI VILLA SCIARRA

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EVENTI DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO RACCONTI FANTASTICI DI VILLA SCIARRA DI STEFANIA FABRI, ILLUSTRATO DA ORSOLA DAMIANI

in collaborazione
con LE VIE DEI FESTIVAL e con il TEATRO VASCELLO

Il libro raccoglie dodici racconti, scritti da Stefania Fabri e illustrati da Orsola Damiani, che sviluppano un’unica storia, quella dei misteri di Villa Sciarra.Si ispirano alla storia della villa, alle sue fontane, ai personaggi che l’hanno abitata e alle leggende che la rendono un luogo affascinante e pieno di mistero.  È edito da Laboratorio Web per la Cultura che inaugura così la sua attività editoriale con una nuova collana di racconti dedicati a luoghi particolari della città, dal titolo “Genius Loci”, progettata e realizzata in collaborazione con l’Associazione culturale GoTellGo.

I racconti si ispirano alla storia di Villa Sciarra, alle sue fontane, ai personaggi che l’hanno abitata e alle leggende che la rendono un luogo affascinante e pieno di mistero. I protagonisti delle dodici storie sono Taddeo, un ragazzino di dieci anni, intelligente ma anche un po’ ansioso, il fantasma di una ragazzina di dodici anni, Cornelia, che andò sposa giovanissima a un Barberini, antenata di quel Maffeo Barberini che fu costretto a vendere la Villa a un ricco americano. L’altro personaggio fondamentale è la Ninfa Furrina, che si presenta come una ragazza grunge, dispettosa e intrattabile. Ma sarà lei l’aiuto fondamentale per risolvere la maledizione che grava sulla Villa, affrontando anche lo scontro con il temibile Gaionas, antico custode del tempio siriaco.

I giovani lettori potranno “vedere” animarsi le sculture che abitano la Villa e ascoltare i loro racconti, da Pan a Endimione, dai putti ai satiri, dai pavoni alle regine. Alla fine del libro c’è anche la proposta di tre giochi a partire dalle immagini.

Ecco l’indice del libro:

  1. Una principessa a Villa Sciarra: inizio di tutte le storie
  2. Una tartaruga e quattro Sfingi
  3. La ninfa ribelle e il bello addormentato
  4. Storia di un flauto e di angeli senza ali
  5. Storia di un avvelenatore morto di peste
  6. La danza dei mesi e il secondo re
  7. Pavoni e regine
  8. L’inseguimento e i due pastorelli
  9. Garibaldini e francesi
  10. Riunione segreta al Casino Barberini
  11. La maledizione del fuggitivo
  12. Gaionas e i serpenti

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APPARENZE (e figurazioni)

Presentazione della mostra “Apparenze” alla Galleria Il Laboratorio a cura  di Stefania Fabri (settembre 2014), organizzata da Margini e Segni

 

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Niente si addice più dei versi di Rimbaud a questi due artisti intelligenti e profondi, nonché abili tecnicamente ma visionari. In “Veglie” il poeta all’inizio dice “È il riposo illuminato, né febbre né languore, sul letto o sul prato”. E conclude “Sogno intenso e rapido di gruppi sentimentali con esseri di tutti i caratteri tra tutte le apparenze.”

Ma tutta la mostra può essere descritta con le parole dei poeti.

“Dall’immagine tesa” alla luce “della memoria fredda e planetaria”

Clemente Rebora ha detto qualcosa che si attaglia bene ai paesaggi apparentemente tranquilli di Maria Carla Mancinelli, in cui possiamo riscontrare la presenza di ‘immagini tese’. Nella sua poesia “Dall’immagine tesa” troviamo una chiave interpretativa: “Dall’immagine tesa/ vigilo l’istante/ con imminenza di attesa – e non aspetto nessuno” e poi: “fra quattro mura/ stupefatte di spazio/ più che un deserto/ non aspetto nessuno”.  È questa l’emozione estetica trasmessa dai dipinti di Maria Carla Mancinelli, realizzati con garze, strati di cemento bianco e bitume: non c’è nessuno da aspettare in questi spazi apparentemente tranquilli. I paesaggi di città geometriche ma intrinsecamente caotiche, rischiarati da una  luna invadente o da un sole pallido emergono dalla creatività di Maria Carla Mancinelli con un’ingannevole senso di calma e di attesa. Come dice Silvia Plath in “The moon and the yew tree”, “La luna non è una porta, ma precisamente una faccia/ bianca come una nocca e terribilmente sconvolta. / Attira il mare come un buio relitto, tranquilla/nell’O della sua bocca spalancata e disperata.” E all’inizio aveva detto “Questa è la luce della memoria fredda e planetaria”. Questa luce straordinaria per essere allo stesso tempo fredda e quieta è la cifra intensa e significativa di queste opere. E anche le piccole sculture sembrano partecipare di questo senso di attesa e di mancanza di aspettative allo stesso tempo, partecipi di una memoria antica, ‘fredda e planetaria’, che ci lascia come risorsa solo una concentrata contemplazione di un caos ordinato e misterioso.

“Figurazioni di un’antichissima libera vita”: Prefiche, Erinni e colonne

Nei “Canti Orfici” Dino Campana evoca qualcosa che Massimo Melloni ha saputo avverare nelle opere di questa mostra: “E allora figurazioni di un’antichissima libera vita, di enormi miti solari, di stragi di orgie si crearono davanti al mio spirito. Rividi un’antica immagine, una forma scheletrica vivente per la forza misteriosa di un mito barbaro, gli occhi gorghi cangianti vividi di linfe oscure, nella tortura del sogno scoprire il corpo vulcanizzato”. Le sue tre grandi Prefiche, così oscure e incombenti sono straordinariamente solitarie e, attorniate dai dipinti, denominati ‘colonne’, configurano uno spazio unico, dove assieme alla reverenza che implicano le tre incombenti figure proviamo anche un senso di ‘teatro’, nella figurazione di un tempio che intende soggiogarci più irridendo alle nostre incertezze che puntando alle nostre paure. E allora ci viene in mente Rudyard Kipling e la sua bella poesia “I creatori di favole”: “Quando tutto il mondo vuol tenere segreto qualcosa, / poiché la Verità è di rado amica della folla,/ Gli uomini scrivono favole, come fece il vecchio Esopo/ Irridendo ciò che nessuno osa nominare ad alta voce.” Così le tre grandi Prefiche assieme alle piccole Erinni attorniate dalle astratte ‘colonne’ e dai lontani ‘orizzonti’ sono lì forse per prenderci in giro, soggiogandoci con il loro rituale astratto.

 

 

APPARENZE mostra di pittura e scultura

La città della luna bianca ridotto

Maria Carla Mancinelli “La città della luna bianca”

Digital Camera

Massimo Melloni “Prefiche”

OPERE DI MARIA CARLA MANCINELLI E MASSIMO MELLONI

 Galleria “Il Laboratorio” – Via del Moro, 49 – Roma

 A cura di Stefania Fabri 

Inaugurazione martedì 16 Settembre 2014 ore 18.00-21

Finissage domenica 21 Settembre 2014 ore 11-21

Orari mar. merc. giov. ven. sab. 18.00-21.00 – dom. 11.00 – 21.00

La mostra “Apparenze” propone due artisti, Maria Carla Mancinelli e Massimo Melloni, accomunati dalla stessa attenzione alla tecnica, molto accurata, che si dispiega in vari strati di materiali e colore, e da una poetica che mischia il disincanto con la meraviglia. Le straordinarie capacità di questi due artisti si manifestano anche nelle loro mirabili e magiche sculture, dove Massimo Melloni enfatizza a un livello antropologico e favolistico le sue grandi Prefiche, rappresentazioni di un dolore prezzolato, e le sue piccole Erinni, rappresentazioni di un mondo di piccole vendette, mentre Maria Carla Mancinelli propone un piccolo popolo di figurazioni attonite, ma graziosamente modellate (come ad esempio “L’attesa” con una figura femminile incinta) che sembrano popolare il mondo descritto dai suoi dipinti, cioè gelidamente lunare.

Nell’allestimento della mostra Massimo Melloni crea una sorta di tempio con sette tele verticali che rappresentano le ‘colonne’, dove le grandi Prefiche incombono mentre le piccole Erinni minacciano, e però accanto ci sono pure tre dipinti che rappresentano gli ‘orizzonti’ o ‘confini’, che offrono l’opportunità di sfuggire alla fascinazione del Tempio.

Maria Carla Mancinelli in due punti di ‘visione’ allestisce attraverso i suoi sette dipinti uno scenario di paesaggi vuoti di vita e illuminati da una luna che espande una luce falsamente benefica, davanti al quale le sue sei sculture paiono rappresentare la memoria di esseri dalla vita fantasiosa, che però li ha svuotati per renderli leggeri e privi di anima.

Ufficio Stampa: Margini e Segni  www.marginiesegni.wordpress.commarginiesegni@alice.it

uomo in trappola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maria Carla Mancinelli “Uomo in trappola”

Digital Camera

Massimo Melloni “Orizzonte”

 

CON IL PRETESTO DEL TEATRO

UNA MOSTRA SUL TEATRO, L’ANIMAZIONE SOCIO-CULTURALE E LA VITA IN COMUNE DI UN GRUPPO TEATRALE DEGLI ANNI SETTANTA

INSTALLAZIONI, FOTOGRAFIE, VIDEO

Inaugurazione giovedì 12 giugno 2014 ore 18 - Finissage 27 giugno ore 18

A cura di Maurizio Caminito, Stefania Fabri, Alessandro Panzetti, Giuliana Zagra

 Margini e Segni ha presentato all’interno del progetto di microarte ‘inthebox’ una valigia di documenti, storie, testimonianze sul teatro, l’animazione socio-culturale e la vita in comune di un gruppo teatrale degli anni Settanta, la cui sperimentazione si può dire significativa delle tendenze, delle pulsioni, degli idealismi che univano molti giovani. Ora da questo progetto nasce una vera mostra all’interno del nuovo spazio sperimentale del Monteverde Living Lab.

La mostra CON IL PRETESTO DEL TEATRO si articola in tre sezioni: la prima comprende la suggestiva installazione Anamorfosi 01, che è il prodotto delle ricerche sulla prospettiva e la visualizzazione delle forme di Alessandro Panzetti, accompagnata dai disegni di Gianfranco Filacchione, intitolati Labirinti. Questa prima sezione prende spunto dalla iniziativa del Teatro Pretesto nel 1975, Proposte di Azione sull’Ambiente.

Una seconda installazione, Il rispecchiamento, ispirandosi a una scena dello spettacolo La strada di Muu, evidenzia la capacità del teatro di fornire un’immagine di noi stessi, anche attraverso la deformazione della visione e il passare del tempo.

La terza sezione, Sulla scena, documenta attraverso fotografie artistiche l’attività teatrale del Teatro Pretesto tra il 1974 e il 1976 nei tre spettacoli: Azione teatrale, La strada di Muu e l’ultima produzione Ubu re.

Un video, che ripercorre l’esperienza della vita in comune nel casale di Via di Selva Candida e il contesto culturale di quegli anni, fornisce il quadro in cui si è collocata l’attività del gruppo.

Gli autori hanno condiviso negli anni 70, insieme a un folto gruppo di coetanei, eventi e ed iniziative che hanno portato alla fondazione di un gruppo teatrale: il Collettivo Teatro Pretesto, nato nel 1974 dall’unione di studenti universitari romani, di Architettura e di Lettere e Filosofia, cui si aggiungono due registi/animatori teatrali spezzini, Fulvio Acanfora e Luigi Conversa. Questa adesione alle tematiche del teatro sperimentale si rafforza con la decisione di alcuni di loro andare a vivere e lavorare insieme in un casale della periferia della capitale, a Casalotti. Il gruppo dopo alcune rappresentazioni teatrali e due spettacoli rappresentati a Roma, sceglie, non senza contrasti interni, di dedicarsi all’animazione teatrale, in quegli anni sostenuta a Roma dal Teatro Scuola del Teatro di Roma, guidato dal critico teatrale Giuseppe Bartolucci.

LE INSTALLAZIONI

ANAMORFOSI 01 DI ALESSANDRO PANZETTI

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I DISEGNI DI GIANFRANCO FILACCHIONE “LABIRINTI”

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LA SECONDA INSTALLAZIONE “RISPECCHIAMENTO” PRENDE SPUNTO DA QUESTA FOTO

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LE FOTO DI SCENA COME QUESTA DE “LA STRADA DI MUU”

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 E COME QUELLA DELL’UBU RE

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NEL VIDEO: LA VITA IN COMUNE

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E… IL CONTESTO SOCIO-CULTURALE

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IL PARCO SI MOSTRA: ALBERI DOVE CRESCONO QUADRI…

 Mostra permanente organizzata dal Movimento Artisti Arte Per – Galleria Via Monte Giordano di Roma, in occasione del centenario del complesso di S.Maria della Pietà dal 30 maggio nel Parco, coordinamento di Simona Sarti

Locandina Il Parco si mostra 30 maggio 2014

 

 

 

 

 

 

 

Ecco alcuni esempi di come sugli alberi crescano quadri…

Le nostre cornici:

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Maurizio Caminito “Il tempo è uno spazio vuoto”

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Stefania Fabri “La vita va avanti per sempre” con poesia:

“La vita va avanti per sempre”

Restate, perché vi affannate? / c’è sempre il ritorno dell’estate!/ Anche con gli scherzi  del destino/ che vi siete creati come vicino./ Il grande cammino non si fermerà / però il talento creativo vi seguirà, / profumi e segni vi daranno respiro. / Tutto il resto vi prenderà in giro!

(ispirata alla teoria dello scienziato americano Robert Lanza)

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Quella con le foglie è dei ragazzi del COES, quella con gli specchi di Giovanna Gandini

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In primo piano Maria Bracaloni, in secondo piano Alessandra Bilotta, in mezzo ragazzi del COES

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Nella Gambarresi e Nella Cavagnoli

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Eleonora Del Brocco

 

 

 

 

 

PAS DE DEUX Mostra con Massimo Melloni e Sabine Pagliarulo

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PAS DE DEUX :  LA MOSTRA ALLESTITA

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PAS DE DEUX – ABBINAMENTI NON CAUSALI

PRESENTAZIONE

di Stefania Fabri

Pur essendo molto diversi,  Sabine Pagliarulo e Massimo Melloni sono in qualche modo accomunati da una stessa attitudine poetica, che li induce a tradurre nelle loro opere un’acuta  sensibilità nei confronti delle ‘messe in scena del reale’ traducendole in forme ideali ma pertinenti. Nulla è lasciato al caso, tutto è ripetuto in differenti accezioni per un’indagine sempre più intensa che unisce la percezione alla ricerca interiore.

“Ho derubato i boschi” “Ho derubato i Boschi – / I fiduciosi Boschi – / Gli innocenti Alberi/ Mostravano i loro Ricci e i loro muschi / Per compiacere la mia fantasia – /Esplorai curiosa i loro ninnoli – /Afferrai – strappai via – / Che dirà l’austero Abete – / Che dirà la Quercia?”.  Questi versi di Emily Dickinson descrivono felicemente il vagabondare di Sabine Pagliarulo  nei segni che la contraddistinguono, non solo per il ritrovamento nelle sue ceramiche di forme tra l’astratto e il vegetale, ma soprattutto per quel divertimento soave che si percepisce, quella partecipazione e quel riconoscimento alla natura, che accompagna le sue forme. Ma non ci si può fermare qui, perché la personalità di Sabine,  ha attinenza anche con  ‘quell’anima sentinella’, citata da Rimbaud, che non si contenta di ammirare le forme naturali, ma va in cerca anche di  quelle increspature che denotano un abbandono al trascorrere del tempo che dissecca e asciuga. foglie e madrepore, 37 cm

 

Un velo di  Maya nelle trasparenze

Le opere di Massimo Melloni, che non si possono definire solo ‘pitture’, sono meticolosamente preparate attraverso diverse ‘velature’. Questa tecnica così accurata si può interpretare come una moderna concezione del velo di Maya, quale è stato definita da Schopenhauer,  cioè qualsiasi fenomeno materiale è solo parvenza, illusione, sogno: “un velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista, perché Maya rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua” . Ilmondo dunque è una propria rappresentazione, una propria personale illusione ottica. Ma per Massimo Melloni tutto questo non ha  un’accezione pessimistica,  infatti è possibile rovesciare questo assioma e immergersi  in queste trasparenze rendendo la realtà più accettabile, perché esse ci separano dalle forme disordinate del reale.

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NOTE BIOGRAFICHE DEI DUE ARTISTI

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MASSIMO MELLONI

Formazione: Studi classici. Accademia di Belle Arti di Roma -sezione pittura- sotto la guida di Franco Gentilini.

Mostre personali : 2012 Le sensazioni evocate, Limen otto9cinque, Roma (a cura di Massimo Riposati); 2012 Ombre, Artidec, Bracciano; 2011 Le vibrazioni delle trasparenze, Spazio Artificio, Roma, (a cura di Massimo Riposati); 2010 Acqua, un confine, Magazzini della Lupa, Tuscania (con Leena Knuuttila); 2006 Terre, Artidec, Bracciano; 2003 Biblioteca Comunale, Porto Sant’Elpidio; 2003 Galleria Flaviostocco, Castelfranco Veneto (a cura di Giovanni Lombardo Radice); 1999 Mole Vanvitelliana, Ancona (a cura di Lucio Del Gobbo); 1992 Galleria Giraldi, Tolentino (a cura di Antonio De Sanctis); 1979 Galleria Gregoriana 42, Roma (a cura di Luciano Chesini); 1978 Galleria Albertina, Torino (a cura di Luciano Marziano); 1978 Galleria Margutta, Roma (a cura di Luciano Marziano)

Mostre collettive: 2012 Keramikos. La ceramica d’arte nella Tuscia e nel Lazio, Bracciano-Tuscania-Tarquinia; 2010 Keramikos. Festival internazionale della ceramica d’arte, Artidec, Bracciano; 2007-2009 Keramikos, Artidec, Bracciano; 2004 Contro, Porto Sant’Elpidio; 2000 BNL Una banca oltre il mecenatismo, Chiostro del Bramante, Roma (a cura di Giuseppe Appella); 1999 Sforzacosta (a cura di Lucio Del Gobbo e Nino Ricci); 1998 Palazzo Comunale, Castelfidardo (a cura di Lucio Del Gobbo); 1993 Arte Fiera, Bologna (in collaborazione con la cooperativa Eta Beta); 1986 Galleria Giraldi, Tolentino (a cura di Antonio De Sanctis);

Esposizioni permanenti e scultura monumentale: 2004 Collezione Graziosi – Peschi, Monte Cosaro, scultura in terracotta; 2004 Monumento Avis, Via della Pace, Tolentino, fontana, fusione ghisa; 2002 Arroccato, Rocca Varano, Camerino, terracotta e ferro; 2000 Raccolta di Arte Contemporanea BNL, Roma, sculture in terracotta; 2000 Museo dello Splendore, Giulianova, scultura in terracotta; 1999 Museo della Caricatura, Tolentino, scultura in terracotta; 1998 Raccolta Banca delle Marche, Macerata, scultura in terracotta; 1997 Traguardo, Hotel Marche, Tolentino, terracotta, ferro e cemento; 1994 Monumento Avis, Treia, fusione bronzo; 1986 Scene dal Nuovo Testamento, Basilica di San Nicola, Tolentino, sculture in terracotta.

SABINE PAGLIARULO

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E’ un’artista franco-italiana nata a Roma nel 1967. Ecco che cosa dice di se stessa: “ La natura è la mia principale ispirazione, non un’identificazione con essa ma piuttosto un sentimento di gratitudine per la sua bellezza e le emozioni che suscita; una proiezione dei miei sentimenti nell’elemento naturale. Mi capita spesso di stupirmi davanti allo spettacolo della Natura dove bellezza, ma non mera perfezione estetica, e semplicità, ma spesso solo apparente, si combinano in un’armonia vibrante. Mi sono avvicinata alla ceramica casualmente con il “Raku” che mi affascinava: essenziale, naturale, dove le tracce della lavorazione sono in evidenza, dove l’imperfezione altro non è che il segno della mano e dell’anima dell’artista e i pezzi hanno un fascino sottile e raffinato senza apparire irregolari o asimmetrici. Mi piace vivere questa bellezza nella vita quotidiana, affollandone ogni momento, dove tutto, anche i miei pezzi, partecipa di una poetica “messa in scena”. E’ così anche in questa mostra intitolata “Pas de deux” dove le opere vogliono rievocare un’emozione, un giardino, un dipinto. Ancora una volta declino le mie origini francesi con i principi dell’estetica orientale a me così cari: come in un giardino Zen, quello “ messo in scena” è la semplificazione di un giardino dove l’artista, usando materiali semplici, esprime l’essenza delle cose; come nei giardini francesi, seggioline di ferro per un pubblico che vaga rêveur intorno a uno specchio d’acqua dove un alito di vento crea increspature e muove la “natura”. Tutt’intorno i dipinti di Massimo Melloni che, lontano dall’essere mera cornice, partecipano allo spettacolo, sfumando il confine tra sogno e realtà, enfatizzando l’illusione poetica, giocando, con i toni scuri, a ricreare una dualità di luce e ombra, materia e colore, ceramica e pittura, donna e uomo. Tutto sembra volteggiare in un unico respiro come in un passo di danza a due. L’arte educa all’armonia?”

http://www.terreceramiche.com

 

LA MOSTRA SUL “PRETESTO”

Stiamo lavorando all’allestimento a Moll (Monteverde Living Lab, lo spazio a via Andre Busiri Vici a Roma) della mostra sull’espansione della nostra box  “Era tutto un pretesto”.

Tutta la parte del cosiddetto “contesto” andrà su video…

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Insieme anche alla parte della cosiddetta “Vita in comune”

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Mentre al teatro saranno dedicati due ‘sezioni”: una per l’installazione “Environment” che facemmo allo Studio della Stazione Vaticana, rivisitata con un progetto strepitoso e l’altra dedicata al nostro teatro ‘povero’….

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